Ajax, Nouri dopo l’incidente e il coma: come sta, le condizioni

L’ex giocatore dell’Ajax compie 27 anni e ancora paga le serissime conseguenze del malore che gli ha stroncato la carriera quando era considerato il talento emergente del calcio olandese: il suo numero 34 è diventato un simbolo universale nel mondo del calcio

Alec Cordolcini

De toekomst in olandese significa il futuro. Di copertine con questo titolo il settimanale Voetbal International ne ha fatte parecchie ne corso della sua lunghissima storia, dedicandole di volta in volta a nidiate particolarmente feconde dei vivai dei grandi club olandesi. Per l’Ajax, l’ultima è datata 8 marzo 2017 e vedeva Justin Kluivert al centro, circondato in senso orario da Donny van de Beek, Matthijs de Ligt, Frenkie de Jong e Abdelhak Nouri. Tutti hanno sfondato e, pur con alti e bassi, nonché differenti evoluzioni di traiettorie e carriera, sono approdati nel calcio di alto livello e lì permangono tuttora. L’unico rimasto fuori è stato Nouri, fregato dal destino nella maniera più ingiusta e crudele possibile. Sono passati quasi sette anni dall’ictus che, l’8 luglio 2017, lo ha colpito nel corso di un’amichevole contro il Werder Brema a Zillertal, in Austria, provocandogli danni cerebrali gravi e permanenti. Quasi sette anni da quando è finito in coma, uscendone solamente nel 2020.

talento

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Oggi Nouri compie 27 anni e per tantissimi olandesi parlare di lui rimane doloroso quanto ricevere un pugno in piena faccia. Sconvolge, stordisce, lascia senza parole. Perché di astri nascenti è piena la storia del calcio, così come sono nutrite le fila di chi il proprio talento lo ha dissipato in mille modi diversi, o semplicemente gli è stato impedito di sfruttarlo pienamente a causa di problemi fisici di vario genere e natura. La storia di Nouri però si trova su un alto livello. È frutto di una forza oscura che non si può governare, e si fatica persino a comprendere. Nouri era destinato a grandi cose perché il suo era un talento purissimo, pienamente visibile a occhio nudo anche dagli osservatori meno esperti. Non si può, né sarebbe giusto, parlare di movenze e controllo di palla cruijffiane, come è capitato di leggere, anche a causa dell’onda emotiva generata dalla sua storia. Però l’approccio al gioco, la naturalezza quasi istintiva di certi movimenti, uniti alla sfrontatezza giovanile di chi è consapevole che con il pallone può fare tutto, in qualsiasi momento e prescindendo dalla tipologia dell’avversario di fronte, rendevano il centrocampista marocchino qualcosa di davvero speciale.

La copertina di Voetbal International con Nouri dell'Ajax, a sinistra

il simbolo

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Nouri aveva scelto la maglia numero 34 perché al momento del suo ingresso in prima squadra l’Ajax stava lottando per mettere in bacheca la 34esima Eredivisie della sua storia, e lui voleva contribuire. Era la stagione 2016/17, nella quale era anche riuscito a firmare il suo primo gol con l’Ajax (l’altro era arrivato in B con lo Jong Ajax), infilando una punizione in coppa d’Olanda contro il Willem II. Faceva la spola tra prima squadra e Jong Ajax, e con questi ultimi stava disputando una Eerste Divisie (la B olandese) con i fiocchi (10 gol, 11 assist), tanto che a fine campionato sarebbe stato premiato quale miglior giocatore della competizione. Il numero 34 è diventato il più triste nella storia degli ajacidi. Il club lo ha ritirato, trasformandolo in simbolo di aiuto e solidarietà che ancora oggi viene utilizzato come tributo da numerosi giocatori provenienti dal mondo Ajax e dintorni. L’ultimo è stato Ismael Saibari in Coppa d’Africa, con la maglia del Marocco. In passato si ricordano Justin Kluivert alla Roma, Philippe Sandler al Manchester City, Donny van de Beek al Manchester United, Amin Younes al Napoli, Kevin Diks alla Fiorentina, Joel Veltman al Brighton & Hove Albion, Anwar El Ghazi all’Everton, Sofyan Amrabat al Verona e alla Fiorentina. Ad Amsterdam, al civico 36 di Michel de Klerkhof, c’è la A. Nouriplein, una piazza utilizzata come playground calcistico, molto simile alle varie Cruijff Court sparse nel paese.

paragoni

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C’è stato un momento in cui uno dei fratelli di Nouri aveva preso la procura di Mohamed Ihattaren, nel tentativo di non far deragliare una carriera già pericolosamente lanciata verso un binario morto. Se nell’ultima decade in Olanda è esistito, a livello giovanile, un giocatore così palesemente dotato di talento da farlo apparire come un fuori categoria anche in classi di età superiore, quello era l’ex giocatore di Juventus e Sampdoria. Ma la realtà non è fiction, e quella che avrebbe potuto diventare potenzialmente un storia di riscatto nata da una tragedia è naufragata dopo poco tempo. Ihattaren è destinato a essere dimenticato (come calciatore lo è già, visto che ormai è fermo da un paio di anni), e comunque la sua storia è simile a quella di tanti, troppi altri, finiti male per cause non esclusivamente imputabili al destino. Nouri invece è destinato a toccare il cuore di chiunque. Perché la sua è una storia universale.

senza perché

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Anni fa fu realizzato un documentario su Nouri che raccoglieva numerosi filmati di archivio del giocatore, spesso amatoriali, girati dal padre nei primi anni di carriera del ragazzo. In uno di questi compariva un Nouri giovanissimo in una partita contro dei pari età del Barcellona. Uno scricciolo che sembrava danzare in mezzo ad avversari più alti e grossi di lui, esibendo con una tale naturalezza una serie di tricks con la palla e il corpo che a volte faceva sembrare i giocatori avversari come delle marionette ubriache in procinto di finire a terra. Riguardo a questo filmato, una volte il giornalista olandese Frank Heinen scrisse: “Lo avrò rivisto cinquanta volte, e mi scopro sempre a pensare a quei ragazzi con la maglia blaugrana. Non so chi siano, né cosa ne è stato di loro. Magari qualcuno è arrivato in Primera Division, qualcun altro fa il fornaio, allena le giovanili o studia filosofia. E poi arriva Nouri. Sebbene ogni giorno passi davanti ai miei occhi un sacco di miseria e tristezza, del resto basta sintonizzarsi su un qualsiasi canale di notizie, niente riesce a disorientarmi in maniera così totale come un filmato amatoriale di Nouri. Come se la mia mente fosse uno di quei giocatori del Barcellona. Passano gli anni, e continuo a non riuscire a spiegarmi perché. E non credo lo saprò mai”.




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