Ambrosini su Berlusconi: “Magnetico, ci ha trasmesso la grandezza”


L’ex centrocampista rossonero ricorda il presidente: “Ognuno di noi gli deve qualcosa. Nel 1998 io e Costacurta andammo due giorni a Villa Certosa dopo aver vinto lo scudetto”

Massimo Ambrosini ha ancora in tasca la cartolina della vita, tutta a colori. Ci sono lui, Costacurta e Berlusconi in Sardegna, a Villa Certosa, nella residenza estiva del Cavaliere. Merito di una scommessa vinta: “Estate 1998, avevamo appena vinto lo scudetto. Il presidente era rimasto in parola con Billy. Gli aveva promesso che se avessimo trionfato in campionato lo avrebbe ospitato due giorni in barca”.

“Era occupata, così gli propose una mini vacanza in Sardegna, a casa sua. E lo raggiunsi anche io. Ricordo due giorni da favola, serviti e riveriti, poi al terzo arrivò anche lui e cenammo insieme”.

Ricorda il vostro primo incontro?

“Avevo 18 anni, ero appena arrivato dal Cesena. Mi colpì il senso di grandezza, il magnetismo. Ero così emozionato che rimasi paralizzato senza dire niente”.

L’insegnamento che si porta dietro?

“Mi ha trasmesso il coraggio e l’ambizione. La capacità di realizzare l’irrealizzabile, unita a una propensione all’eccellenza unica nel suo genere. E poi il talento di saper mixare un concetto serio con la leggerezza”.

“Riusciva a stemperare la tensione con battute, barzellette, sorrisi, pacche sulle spalle. Ci trasmetteva sicurezza. E ognuno di noi, anche grazie a lui, ha tirato fuori il meglio di se stesso”.

Qual è stato il segreto del suo successo?

“Ci ha passato il senso di grandezza. La voglia di spingersi oltre i propri limiti. Così come Galliani, che trasudava gratitudine a ogni passo. Berlusconi aveva fiducia estrema in lui”.

Di calcio ne capiva, tra l’altro.

“Era fissato con il possesso palla negli ultimi minuti. Secondo lui avremmo dovuto fare melina e nascondere la sfera agli avversari. ‘Se siete in vantaggio, tenetela tra i piedi’. Ce lo ripeteva sempre a Milanello o nello spogliatoio, parlava alla squadra di continuo. Ognuno di noi gli deve qualcosa”.

“Giugno 2013, un paio di giorni dopo la conferenza di addio al Milan. Mentre sono in macchina ricevo una telefonata: è Berlusconi. Mi ringraziò per il viaggio fatto insieme. Una persona unica”.


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