Aperta un’inchiesta per crollo colposo sul cedimento del tetto nell’ex Porta Susa

Ore 10 del mattino, il tetto della vecchia stazione di Porta Susa cede di schianto sotto lo sguardo attonito dei passanti, la procura apre un’inchiesta per crollo colposo. L’indagine è affidata al pool Sicurezza sul lavoro guidato dall’aggiunto Vincenzo Pacileo. I magistrati sono chiamati a individuare le cause che hanno originato il collasso della copertura dell’edificio in piazza XVIII Dicembre: 600 metri cubi di tegole e cemento che si sono sbriciolati come un wafer “dopo le piogge dei giorni scorsi”.

Torino, il momento del crollo del tetto di Porta Susa





I vigili del fuoco sono intervenuti con i cani, i nuclei Nbcr (Nucleare, biologico, chimico e radiologico) e le altre specialità in forze al comando provinciale. Con il primo obiettivo di verificare che nessuna persona fosse rimasta sepolta dalle macerie. Un’attività che si concluderà probabilmente oggi, solo dopo potrà partire l’opera di messa in sicurezza delle parti pericolanti (“come potrebbe esserlo l’orologio”, spiega il dirigente della protezione civile Bruno Digrazia) e la rimozione delle macerie. La proprietà dell’edificio, che fa capo al gruppo Ikea, è chiamata a collaborare.

 

Ieri per un soffio non si è consumata la tragedia. Anche gli agenti del reparto Volanti sono rimasti stupiti quando pochi minuti dopo le 10 sono entrati nella struttura alla ricerca dei senza dimora che sapevano dormire nei locali abbandonati da un decennio. Nella prima stanzetta, di fianco alla hall, ecco la sorpresa, quasi un miracolo.

Yassine, un senza casa marocchino, 37 anni, sonnecchiava ancora, rannicchiato nel sacco a pelo. I locali erano invasi dalla una nube di fumo, polvere di cemento. Gli agenti lo hanno chiamato: “Svegliati, devi uscire, è pericoloso”. Identificato, visitato dai medici della Croce Rossa, ha ripetuto: “Dormivo, non mi sono accorto di nulla”. Poi si è allontanato assieme a un suo connazionale di 53 anni, anche lui vivo per miracolo.

 

La prima chiamata al 112 è partita dal telefono di un componente del gruppo di testimoni di Geova che usano radunarsi quotidianamente sul fazzoletto di marciapiede proprio di fronte all’ingresso principale di Porta Susa. Il prospetto color cipria guarda il palazzone a specchi un tempo sede della Rai, anch’esso in disuso da tempo, vittima di se stesso, dell’amianto. Un’altra ferita nel cuore della città.

I passanti, affaticati dal caldo, s’avvicinano alle transenne. Chiedono lumi a un agente del commissariato di zona che adesso si spende per dare indicazioni ai pendolari, smarriti di fronte all’ingresso della metropolitana chiuso per evidenti ragioni di sicurezza.
” Appena sono scesa dal bus della linea 10 ho sentito un boato tremendo, poi ho visto la colonna di fumo che saliva in cielo – afferma Anna, 79 anni – ho alzato gli occhi e ho visto il tetto che veniva giù”.Se ha avuto paura? ” Non mi sono mica sono spaventata – riprende perentoria – sono una ex crocerossina, io”. La 79enne evita la protesta, il lamento comune a tutti i torinesi che si sono trovati ad attraversare la grande agorà di fronte a via Cernaia.

 

“Sono 20 anni che vedo la stazione abbandonata – scuote la testa Rosa Ferruzzi, appena scesa al capolinea del 13 – cosa aspettano a metterla a posto?”. A eccezione della bonifica dei manufatti più esterni, eseguita nel 2019, la Vastint Hospitality Holding BV del gruppo Ikea non ha ancora avviato il cantiere che dovrebbe trasformare laex stazione in un grande hotel. L’edificio non è più di proprietà pubblica da tempo, il che fa tirare un sospiro alla Città. Viene a verificare lo scenario di persona l’assessora alla polizia Municipale Gianna Pentenero. Il sindaco Stefano Lo Russo, con zelo da ingegnere e da primo cittadino, indossa il casco di protezione e cammina nell’ex stazione sbriciolata.


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