Autismo: come il pattinaggio a rotelle aiuta i bambini che ne soffrono

Non solo questo sport, ma anche altre attività fisiche possono avere effetti positivi in ambito motorio e nella comunicazione con gli altri

Roberto De Filippis

I benefici connessi alla pratica di attività fisica sono innumerevoli, anche sulle persone con Disturbo dello spettro autistico (ASD, dall’inglese Autism Spectrum Disorders). La letteratura scientifica ha appurato che lo sport, in particolare discipline come il running e il nuoto, ha effetti positivi su chi ha tale disturbo. In occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, andiamo a scoprire in che modo anche il pattinaggio a rotelle possa rappresentare una valida opzione per i bambini con ASD.

NUMEROSI BENEFICI

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In molti casi, i piccoli con ASD hanno un’attività motoria intensa e una marcata propensione per il movimento. Inoltre, manifestano di frequente comportamenti bizzarri e atipici, interessi ristretti e ripetitivi e la tendenza all’isolamento. “Il pattinaggio a rotelle è un’attività con regole semplici e praticabile in spazi ben delimitati, motivo per cui abbiamo pensato che potesse fornire un contesto rassicurante per potenziare vari aspetti dello sviluppo. Per quel che concerne l’ambito motorio, favorisce l’aumento della coordinazione, dell’equilibrio e dell’imitazione dei movimenti, mentre in ambito comunicativo-sociale migliora l’attenzione e la relazione con gli altri. Inoltre, ha risvolti positivi sulle attività stereotipate, grazie all’inserimento di esercizi utili a stimolare la flessibilità. Siccome è necessario indossare e togliere i pattini e il casco, anche sull’autonomia”. A parlare è Marisa Canafoglia (in foto), vera e propria leggenda del pattinaggio corsa (vanta 30 titoli italiani, 20 europei e 12 mondiali), che oggi è fisioterapista dell’età evolutiva del Centro Ambulatoriale Santo Stefano – Gruppo KOS di Jesi (An).

aiuta l’autonomia

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Nel 2016 Canafoglia ha fatto avvicinare al pattinaggio a rotelle i bambini con ASD nei locali di una società sportiva di Jesi. È stato dopo la pandemia da Covid 19 che ha invece pensato di utilizzare questa attività nel suo lavoro di fisioterapista dell’età evolutiva, mettendo a punto un programma innovativo, che prevede l’insegnamento individuale di questa disciplina,  come attività formativa, ha effetti su tanti aspetti centrali dello sviluppo, quali i sistemi sensoriale e motorio, i rapporti sociali, la regolazione emotiva e la motivazione. “Insieme all’associazione LiberInsieme di Jesi, centro di aggregazione inclusivo con ragazzi autistici dai 12 ai 16 anni, durante l’estate scorsa abbiamo tenuto un corso di pattinaggio a rotelle all’aperto articolato in 10 incontri, che ha dato risultati incoraggianti sotto gli aspetti della partecipazione e del divertimento. Così, nel corso del tempo abbiamo coinvolto più di 20 bambini e ragazzi, con ottimi riscontri in termini di benessere generale. Una volta acquisite, le competenze sviluppate possono essere esercitate anche autonomamente, nelle piste di pattinaggio come in altri ambienti all’aperto, dando ai bambini la possibilità di svolgere un’attività motoria divertente” racconta Canafoglia.

le 4 fasi del progetto

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Il progetto portato avanti da Marisa Canafoglia al Centro Ambulatoriale Santo Stefano di Jesi è pensato per i bambini con ASD con un’età compresa tra i 5 e gli 8 anni. Si svolge all’interno di un ambiente sicuro, quale la palestra per la riabilitazione: prevede inizialmente sessioni individuali e solo in un secondo momento “lezioni” in un piccolo gruppo di tre bambini. Per la precisione, il progetto è articolato in quattro fasi. Durante la prima: i piccoli familiarizzano con i pattini su un tappeto, così da prendere confidenza con questi strumenti. In un secondo momento, lavorano su superfici più scorrevoli, affinando da un lato l’equilibrio e dall’altro l’attenzione. “Una volta che i piccoli ‘padroneggiano’ i pattini cominciano ad affrontare percorsi motori più complessi, che prevedono ostacoli e vincoli di direzione” prosegue Canafoglia. L’ultimo step consiste nella partecipazione a giochi a cui prendono parte pochi altri bambini, così da favorire l’interazione sociale e l’integrazione con i coetanei.




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