Champions, City-Inter – la delusione dei 45mila al Meazza: tanta amarezza, tanti applausi


Una marea di tifosi fin dal pomeriggio in zona stadio. I cori, il gelo dopo il gol di Rodri, alla fine la gratitudine per i nerazzurri

Alle 22.28 il Meazza spegne l’interruttore. Silenzio. Il gol di Rodri recide l’entusiasmo degli oltre 45 mila interisti. Pochi secondi, ma sembrano interminabili. Pochi secondi appunto per assorbire la delusione e ricaricare perché i minuti che mancano alla fine sono ancora molti, tanti. Il maxischermo che manda le immagini da Istanbul attira l’attenzione di tutti e sale l’ansia.

Orgoglio

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Le due occasioni super, le decisioni di Marciniak, qualche scelta dei giocatori e di Inzaghi non condivisa. È un enorme bar all’aperto e i fischi o gli applausi e gli incitamenti si accavallano. Ci sono altri 45 mila sostenitori che spingono fino al triplice fischio. Fino a quando proprio oltre non si può andare. Quando l’arbitro polacco fischia e manda la Champions a Manchester, scappano lacrime e applausi. L’orgoglio di aver fatto vibrare Guardiola subentra quasi subito alla delusione. Francesco, 9 anni, maglietta di Lautaro addosso, guarda papà Simone: “L’anno prossimo ci riproviamo?”. La carezza sui capelli basta e avanza come risposta. Anna e il suo fidanzato Filippo, arrivati dal Veneto, si stringono. Mentre sul maxischermo il City si appresta ad alzare la Coppa, chi è rimasto nell’impianto ha ancora fiato per qualche fischio. Gli applausi sono vigorosi invece per i nerazzurri che ritirano la medaglia del secondo piazzato. “Il calcio è fatto di occasioni…” borbotta Giovanni, una fila sotto e tanti anni di interismo accumulati.

Le ore prima

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La giornata in città era stata fortemente colorata di nero e di azzurro. Difficile non incrociare almeno un tifoso in ogni via. La processione piena di fede si è poi spostata verso il Meazza. A piedi, in auto, con i mezzi pubblici ma anche in moto, bici e monopattino. E con l’attesa sono cresciuti anche i decibel dei cori. Per l’Inter e Inzaghi, contro il Milan (“Si è girato Giroud”) e la Juventus (“Juventino pezzo di m…”). Un modo per sminuire la paura del City forse. I tifosi hanno seguito un dress code decisamente autonomo. Maglie nerazzurre di ogni stagione (da quella di questa a quella della Uefa vinta a Parigi passando per quelle bianche) mostrando nomi e numeri del passato interista (Materazzi, Adriano, Eriksen, Recoba tanto per citarne alcuni). Il fiume che viaggia verso il Meazza sembrava un tapis roulant dato che infilati nella corrente ci si ritrovava lì, ad alzare lo sguardo sotto l’impianto il cui futuro è ancora da scrivere. Il presente invece diceva che era la casa tutta nerazzurra per una notte. I cancelli sono stati aperti ben prima delle 19, gli oltre 45 mila presenti — provenienti da ogni parte d’Italia e non solo — davanti al maxischermo da 400 metri quadrati ben lieti di prender posto con calma.

Come ai concerti

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Il prato di San Siro è stato coperto da piastrelle rimovibili per proteggere il manto erboso. Come ai concerti delle grandi star, anche qui la corsa era per accaparrarsi i posti sul prato. Due ore di anticipo sono state sufficienti per scaldare l’atmosfera, in compagnia del dj set e di Inter Tv. Poi la serata, la partita, vissuta nello stadio di casa con il cuore in Turchia. Non finisce certo qui, d’altronde il calcio e il tifo sono come le onde che si infrangono contro gli scogli provandoci e riprovandoci. Quindi, Francesco la risposta di papà è un sì: ci si riprova anche nella prossima stagione.


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