Chiesti due ergastoli per l’omicidio in villa di Piossasco, “Senza scrupoli, volevano uccidere”

Si è chiusa con la richiesta di infliggere due ergastoli, la requisitoria della procura per l’omicidio dell’architetto Roberto Mottura, avvenuto nella notte tra l’8 e il 9 giugno 2021 durante un tentativo di rapina nella sua villa a Piossasco. I pm Valentina Sellaroli e Marco Sanini hanno chiesto il massimo della pena possibile per Margjini Emirjon, 31 anni, con applicazione dell’isolamento diurno per un anno e l’ergastolo con isolamento per due mesi invece per Lazri Mergim, 25 anni, entrambi di origine albanese.

“Chi ha sparato voleva ucciderlo, hanno agito senza alcuno scrupolo” ha sostenuto l’accusa che ha riepilogato tutte le prove raccolte contro di loro, soffermandosi in particolare sul percorso dei rapinatori dalla “base” in cui alloggiavano, in strada del Bramafame, fino alle celle agganciate nella zona in cui abitava la vittima, in strada del Campetto 33 a Piossasco. Non solo spostamenti avvenuti la notte dell’omicidio ma anche per il sopralluogo effettuato giorni prima. Il gruppo di rapinatori era entrato forzando una finestra facendo scattare però l’allarme antifurto. La prima a scendere era stata la moglie che avvisò quindi il marito della presenza dei malviventi in casa. Mottura scese le scale e si trovò i ladri davanti, da una colluttazione parti un colpo, calibro 22, che gli recise l’arteria femorale.

Dalle dichiarazioni a sorpresa in aula dell’ex fidanzata di Lazri, erano emerse ulteriori prove della loro presenza durante il colpo. “Dobbiamo andarcene, è successo un casino, è morto un uomo” le avrebbe infatti detto subito dopo il delitto l’uomo che, secondo la testimonianza fornita, quella sera sarebbe rimasto in auto fuori dalla villa a fare da palo. Ulteriori richieste di condanna sono state fatte dall’accusa per gli altri imputati (pene comprese tra un anno e quattro anni e sei mesi) accusati a vario titolo di favoreggiamento, detenzioni di armi e stupefacenti.


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