City-Inter, il tattico Gagliardi: “Così Inzaghi può battere Guardiola”


L’ex collaboratore di Juve e Nazionale: “Fondamentali le ripartenze dopo il recupero palla per evitare la riaggressione degli inglesi”

Antonio Gagliardi

Antonio Gagliardi dal 2008 al 2022 è stato il tattico della Nazionale, con cui nel 2021 ha vinto l’Europeo. Nel 2020-21 è stato uno dei collaboratori tecnici di Andrea Pirlo sulla panchina della Juventus e attualmente collabora con Dazn. A meno di 24 ore da Inter-Manchester City ha scritto per la Gazzetta. Tema: come Inzaghi può mettere in difficoltà e battere la macchina di Pep Guardiola.

la preparazione

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La finale di Champions League è una delle partite più belle da preparare, soprattutto se l’avversario si chiama Manchester City e l’allenatore rivale è Guardiola. Per capire come l’Inter potrebbe giocare non possiamo non partire dalle caratteristiche del City, la squadra con più possesso palla e più passaggi d’Europa. Guardiola ha plasmato la squadra sul gioco di posizione, modello tattico nato con il grande Ajax e la grande Olanda di Michels, aggiornato a Barcellona da Crujff, Van Gaal e appunto Guardiola. Da Barcellona a Monaco fino a Manchester, la tattica si è evoluta, ha aggiunto fluidità per rispondere alle sfide del calcio moderno, con un sempre maggior utilizzo del pressing alto, aggressivo e spesso uomo contro uomo.

che squadra è il city

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Molti, parlando del City, sottolineano i tanti milioni spesi ma, cifre alla mano, Guardiola nei suoi sette anni ha speso meno di altri top team che non hanno vinto 5 Premier in 6 anni. Analizzando i dati di “Soccerment”, possiamo notare alcune caratteristiche centrali.

In questo grafico, si vede come il City sia tra le squadre più forti nella riaggressione (gegenpressing) e quella con il maggior dominio territoriale (in gergo, Field Tilt).

mossa #1: linea d’attesa 5-3 più 2

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Ma che cosa può fare l’Inter? Abbiamo provato a individuare tre situazioni. Alcune di queste considerazioni sono state trattate e condivise a lezione con Renzo Ulivieri, direttore della scuola allenatori di Coverciano, nel recente corso Uefa Pro 2022-23. Oltre a noi docenti, erano presenti tutti i corsisti fra cui Daniele De Rossi, Barzagli, Palladino, Aquilani, Farioli e, curiosamente, anche il match analyst dell’Inter, Filippo Lorenzon. Non tutti i corsisti condividevano questa proposta di strategia ed è stato interessante ascoltare le diverse opinioni. Credo che sia molto difficile pressare alti il City. Bisognerebbe aggredire uomo contro uomo, ma l’Inter non è abituata a questa tipologia di pressing: provarci in una finale di Champions potrebbe essere troppo rischioso. Inoltre, le caratteristiche di alcuni interisti mal si sposano con questa strategia, anche perché il City è la squadra più forte al mondo a costruire, attirare la pressione avversaria e farti male negli spazi. Ederson ha enormi qualità tecniche per un portiere, oltre a un calcio lungo e preciso per attaccare gli spazi alle spalle dei difensori. E da quest’anno chi c’è che corre in quegli spazi: Haaland, che ha di fatto reso immarcabile la costruzione bassa del City. Dunque la strategia migliore potrebbe essere abbassarsi e concedere il palleggio al City. Ovviamente il lavoro dei 5 difensori con i 3 centrocampisti dovrà essere di enorme sacrificio e attenzione per togliere profondità al norvegese, chiudere gli spazi centrali indirizzando il gioco esternamente e assorbire gli inserimenti. Perché parliamo solo di difensori e centrocampisti? Perché l’Inter potrebbe scegliere di difendere con questi 8 giocatori e lasciare i due attaccanti più alti in fase difensiva, quasi scollegati dal resto della squadra. Insomma, un 5-3 più 2. Lasciando Lautaro e Dzeko (o Lukaku) più alti, Inzaghi costringerebbe il City a rimanere dietro con due o più probabilmente tre difensori. Un dettaglio che impedirebbe a Guardiola di attaccare a pieno organico e allungherebbe il City, che invece vuole essere sempre molto corto per riaggredire ed evitare contropiedi.

Mossa #2: uscire dalla riaggressione

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Recuperata palla, l’Inter dovrà cercare di uscire dalla micidiale riaggressione del City, provando a servire i due attaccanti per poi accorciare con i centrocampisti. Barella, Calhanoglu, Brozovic e Mkhitaryan così attaccherebbero spazi dilatati, costringendo i palleggiatori inglesi a sfiancanti corse all’indietro mal sopportate da De Bruyne o Gundogan. In questa ottica, per cercare di sfruttare le ripartenze, Lukaku potrebbe rivelarsi più funzionale rispetto a Dzeko. Le due punte nerazzurre hanno comunque le potenzialità per vincere diversi duelli con i difensori centrali e innescare il contropiede.

Mossa #3: costruire sotto pressione

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Una parte fondamentale della finale si giocherà quando l’Inter avrà la palla. Il City presserà forte e non sarà semplice per Inzaghi uscire con giocate “pulite”. Barella e compagni però hanno gli strumenti e le conoscenze per farlo. L’Inter è abituata a giocare sotto pressione dalle sfide contro Atalanta, Torino ma anche Fiorentina, Milan, Napoli e altre. Ci vorrà coraggio ma le giocate memorizzate sulle due punte (punto di forza da anni dei nerazzurri), le qualità dei singoli (sarà importante anche Onana), i movimenti fluidi di Acerbi e dei centrocampisti possono mettere in grande difficoltà il City. Guardiola pressando alto lascerà ampi spazi dietro, che l’Inter potrà sfruttare replicando in parte le azioni della finale di Coppa Italia. Uscire dalla pressione inglese sarà fondamentale anche per tenere un po’ il pallone e provare a respirare tramite il possesso palla. L’Inter, dunque, dovrà alternare due soluzioni diverse: uscire dalla pressione con giocate sulle punte per attaccare subito in velocità il City oppure, nel caso in cui non ci siano questi spazi, cercare una manovra più orizzontale e corale, per stancare gli inglesi che non amano rincorrere a lungo il pallone.

conclusione

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Prima della conclusione, un dato. Il City segna moltissimo con tiri nell’area piccola, spesso propiziati da assist arrivati dalle zone laterali della stessa area piccola. Segnare da quella zona è un indice di grande qualità perché ovviamente è difficile portare la palla così vicino alla porta avversaria, soprattutto contro difese basse posizionali. Come ci riesce Guardiola? Con grandissima qualità tecnica, movimenti, fluidità, ampio utilizzo di combinazioni uno-due e un attacco costante degli spazi.

Considerato tutto questo, si può dire che per l’Inter sarà una gara difficile ma non impossibile, in cui come sempre gli episodi e i tanti campioni potranno cambiare molto velocemente il piano gara. Saper governare i diversi momenti emozionali della gara sarà fondamentale.


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