Delitto di Incisa, due giorni a vegliare il cadavere provando a uccidersi anche con la candeggina

ASTI – La procura di Alessandria non ha ancora emesso alcun provvedimento nei confronti di Paolo Riccone, il 57enne ricercatore ad Alessandria, ex consulente per il ministero del Lavoro, che venerdì è stato trovato in stato catatonico dentro il suo appartamento in piazza XX Settembre a Incisa Scapaccino, il piccolo comune a 20 chilometri da Asti e 80 da Torino.

L’uomo era sdraiato sul letto con i vestiti intrisi di sangue. Sul pavimento dell’ingresso il corpo ormai senza vita della sua compagna Floriana Floris, una ex agente di commercio di Milano che due anni fa si era trasferita ad Incisa insieme a Riccone. L’uomo l’avrebbe uccisa con diverse coltellate alla schiena e alla gola. Poi ha tentato di togliersi la vita tagliandosi i polsi e ingerendo una cospicua dose di candeggina, motivo per il quale il 57enne è ancora ricoverato in coma farmacologico nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale di Asti.

Riccone non è in stato di fermo né di arresto. La procura attende l’esito degli esami del Dna sulle tracce di sangue trovate sul pavimento dell’appartamento, sui vestiti di entrambi e sul coltello che Riccone avrebbe usato per uccidere la donna. Il 57enne sarà risvegliato lunedì o al martedì mattina e allora i carabinieri potranno ascoltarlo: la sua deposizione sarà dirimente per individuare il movente del femminicidio. L’autopsia eseguita all’istituto di Medicina legale di Asti sul corpo di Floris ha confermato che la donna era morta da almeno due giorni.

Si è presentata in caserma ad Asti Alice, l’unica figlia di Floris, ormai 20enne, che vive a Bologna dove lavora come libera professionista per una azienda di telefonia: la ragazza, non sentendo più la madre da martedì sera, venerdì ha chiamato i carabinieri. “Con mia madre avevamo un grande rapporto – afferma Alice – ci sentivamo ogni sera. Le ho parlato martedì per l’ultima volta, poi non sono più riuscita a sentirla”, sospira prima di lasciare la caserma e andar via.

Riccone soffriva di depressione da quando ormai diversi anni fa aveva perso la moglie, una ex collaboratrice del Pd romano, uccisa da una malattia. All’epoca il 57enne viveva a Roma ed era consulente per il ministero del Lavoro. Dopo aver conosciuto Floris si era trasferito a Milano, infine due anni fa era tornato a vivere nell’appartamento ad Incisa per curare il padre Gino, proprietario della pompa di benzina del paese, malato di tumore. Gino è morto il 2 maggio scorso. Riccone forse non ha retto il colpo. L’uomo era in cura da uno psichiatra, in casa sono state trovate diverse scatole di farmaci. Lo specialista è stato ascoltato dai militari, come i vicini di casa e diversi abitanti di Incisa. Ma la coppia era riservata, non si faceva notare in giro. Riccone ultimamente lavorata come ricercatore ad Alessandria, era concentrato soprattutto sulla cura del padre malato.


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