Delitto di Incisa, il fidanzato di Floris confessa: “L’ho uccisa io, ho avuto un raptus”

“L’ho uccisa io, ho avuto un raptus”. Così Paolo Riccone, il 57enne ricercatore ad Alessandria, ha confessato l’omicidio della compagna Floriana Floris, una ex agente di commercio di Milano, 49 anni, trovata morta venerdì scorso nell’appartamento in piazza XX Settembre a Incisa Scapaccino, il piccolo comune in provincia di Asti, in Piemonte.

Riccone ha trascorso sei giorni in coma farmacologico nel reparto di Terapia intersiva dell’ospedale di Asti: dopo aver ucciso la compagna con 30 coltellate, alla gola e sul resto del corpo aveva tentato il suicidio tagliandosi i polsi e ingerendo un mix di candeggina e psicofarmaci.

Ha provato a uccidersi in ogni modo. I carabinieri, allertati dalla figlia della vittima, venerdì l’hanno trovato sdraiato sul letto, semi incosciente, con i vestiti intrisi dfi sangue. Aveva ucciso la compagna  almeno due giorni prima.

Mercoledì è stato ascoltato finalmente dai carabinieri e ha ammesso il delitto.

Riccone era caduto in depressione circa 10 anni fa, quando era rimasto vedovo. Da Roma, dove collaborava come consulente per il ministero del Lavoro, si era trasferito a Milano per convivere con Floris. Il 57enne era seguito da uno spichiatra che gli prescriveva degli psicofarmaci. 

Due anni fa si era trasferito a Incisa per accudire il padre malato di tumore. Il padre, Gino, è scomparso il 2 maggio. Riccone non ha retto il colpo. 


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