ecco le richieste del Torino Pride

Tutela dei figli delle coppie omogenitoriali, legge contro l’omolesbobitrasfobia, introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole, superamento dei registri di voto suddivisi per genere: queste e altre istanze stanno animando in queste ore il Torino Pride 2023.

Una delle prime rivendicazioni – indicate nel dettaglio sul manifesto Pride 2023 – riguarda la richiesta di una legge che permetta a ogni genitore di riconoscere i propri figli alla nascita, insieme a una norma che scoraggi le discriminazioni basaste sul proprio orientamento sessuale. Richiesta anche un allineamento di diritti matrimoniali tra coppie omosessuali e coppie etero. Sul tavolo anche la richiesta di entrata in vigore delle unioni civili, ma con un “accesso per tutti i cittadini, non solo per le coppie dello stesso sesso”.

Tutela dei diritti dei migranti LGBTQ+: si chiede una protezione specifica per chi scappa dal proprio paese per via di persecuzioni sessuali.

Diritto all’aborto: i/le manifestanti chiedono che la legge 194 sia garantita nei suoi effetti reali, con una conseguente richiesta di politiche attive affinchè i medici obiettori non siano la maggioranza.

La richiesta di una vita sociale senza discriminazioni nè disuguaglianze investe tutte le comunità, tra cui anche quella trans: “chiediamo servizi adeguati e tempestivi per le persone transgender e non binarie, la revisione della legge 164 e la dismissione dell’approccio patologizzante”, continua il manifesto politico.

Forte anche il tema della comunicazione: i/le membri/e del corteo vogliono una rappresentanza linguistica adeguata, con l’utilizzo di definizioni e sigle neutre anche nei documenti istituzionali. In questo ambito, il coordinamento richiede anche una “libertà di protesta e resistenza senza condanne o distorsioni mediatiche.”

Come ogni anno il Pride estende la sua rivendicazione anche su temi come il cambiamento climatico, l’immigrazione, l’eutanasia, ma anche la questione dei beni comuni: “Chiediamo la protezione degli spazi sociali e culturali autonomi e la riappropriazione degli spazi pubblici”.


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