Eternit bis, il giorno della verità: il patron Schmidheiny a sentenza per 392 vittime dell’amianto

“Stephan Schmidheiny non ha fatto nulla per impedire la strage, ha chiuso la fabbrica lasciandola abbandonata e non si è mai interessato alla bonifica. Non ha fatto nulla per questa città, Casale Monferrato, dove ha procurato tutte queste morti. Riconoscerlo colpevole significa dare un senso a tutto questo, altrimenti significherebbe che noi siamo solamente dei visionari”.

 

Giuliana Busto, la presidente dell’associazione Afeva che riunisce i parenti delle le vittime dell’amianto, aspetta con fiducia il verdetto più atteso per un’intera comunità che da quarant’anni continua a piangere la lunga scia di morti da eternit. Si è riunita a fine mattinata, a Novara, in camera di consiglio la Corte d’assise di Novara che deve dunque decidere se condannare il re dell’amianto, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, per la strage dell’Eternit bis: 392 morti di mesotelioma dopo aver lavorato nella fabbrica di Casale o aver semplicemente vissuto nella cittadina respirando ogni giorno le fibre tossiche.

 

Giuliana Busto, la presidente dell’associazione Afeva che riunisce i parenti delle le vittime dell’amianto

Giuliana Busto, la presidente dell’associazione Afeva che riunisce i parenti delle le vittime dell’amianto 

 

L’accusa è di omicidio volontario con dolo eventuale e Schmidheiny rischia l’ergastolo con l’isolamento diurno come chiesto dal pm Gianfranco Colace che ancora in aula, per le ultime repliche ha ricordato: “L’amianto uccide e lui lo sapeva”. “Stephan Schmidheiny nel 1976 in tema di amianto sapeva quello che sapevano tutti” hanno invece replicato i difensori Astolfo Di Amato e Guido Carlo Alleva, riferendosi alla tesi della mancata consapevolezza dei rischi dell’eternit.

“Sono tre gli scenari possibili – spiega ancora la presidente di Afeva – il primo è la condanna all’ergastolo: Schmidheiny ha già 76 anni di età quindi sarebbe comunque una pena relativa. La seconda ipotesi è che la Corte derubrichi il reato in colposo: in questo caso sarebbe comunque un’affermazione di colpevolezza, ma interverrebbe anche la prescrizione per tantissime vittime che sono morte da almeno 15 anni”.

La peggiore ipotesi, conclude Busto, “è invece che dicano che ‘il fatto non sussiste’: per noi sarebbe un colpo durissimo come quello del 2014, quando la Cassazione cancellò con un colpo di spugna la condanna per il processo Eternit in cui è lui era stato condannato a 18 anni di carcere”.

 

La sentenza dovrebbe arrivare nel tardo pomeriggio. Un verdetto atteso anche dal sindaco di Casale Monferrato, Federico Riboldi: “La giornata è storica perché la città è unita in un intento che non è quello della vendetta ma della giustizia. Per fare sì che chi mette davanti l’arricchimento personale alla salute delle persone non possa avere cittadinanza in Italia e a livello globale. Questo è quello che è accaduto a Casale, dove c’è chi si è arricchito alle spalle di migliaia di famiglie e morti e quando non ha più potuto produrre ha abbandonato, fuggendo come un ladro, la fabbrica, con il suo carico di morte”.


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