Funerale Berlusconi: assenti Maldini, Ancelotti, Gattuso e il trio olandese


Presenti Baresi, ovviamente Galliani, Savicevic da Podgorica, Sacchi e Capello. Non passano inosservate le assenze di Paolo, Gattuso, Ancelotti e del trio olandese

Il feretro arriva sul sagrato del Duomo e la curva canta “un presidente, c’è solo un presidente”. La bara esce e gli ultrà fanno ondeggiare i bandieroni. Mettiamola così: non il tipico classico funerale di Stato. Silvio Berlusconi del resto ha mischiato calcio e politica come mai nessuno, in questo Paese. Ha scelto un urlo da stadio come nome del suo partito e la sua frase più famosa di sempre è una metafora calcistica: la discesa in campo. Ha cambiato il modo di pensare degli italiani e ieri nessuno si è stupito di sentirsi allo stadio nel momento più solenne, mentre i figli e la compagna accompagnavano una bara di legno sulle scale del Duomo. Non lacrime ma cori. Non canti gregoriani ma canti da stadio.

I giocatori

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All’interno, lo aspettavano i suoi ragazzi. Adriano Galliani e Ariedo Braida erano presenti ma qui siamo su un’altra dimensione: Galliani, nonostante gli desse del lei, è sempre stato il braccio destro di Berlusconi, un confidente, un amico. Braida ha avuto la sua fiducia per decenni. Il Milan attuale era a pochi metri. Paolo Scaroni, attuale presidente, è stato legatissimo a Berlusconi e molti ieri lo hanno riconosciuto in tv, in prima o seconda fila con la famiglia. Giorgio Furlani, l’a.d., era in chiesa. Poi certo, gli allenatori e i giocatori di Berlusconi. Franco Baresi, Demetrio Albertini, Zvone Boban, Dejan Savicevic che per esserci ha guidato per 1.200 chilometri da Podgorica, Daniele Massaro, Giovanni e Filippo Galli, Pippo Inzaghi, Giovanni Stroppa. Un pezzo di storia con un’assenza che ha fatto discutere. Paolo Maldini era arrivato da poco a Miami quando Berlusconi ha lasciato questo mondo e molti, sui social, hanno fatto notare che tornare per un saluto sarebbe stato un segno di riconoscenza e di affetto. Assenti anche altri grandi milanisti, da Ancelotti a Gattuso, fino agli olandesi Gullit-Van Basten-Rijkaard. Ognuno avrà avuto i suoi motivi, ci mancherebbe, ma il grande Milan, così, sembrava proprio incompleto.

Sacchi&Capello

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Arrigo Sacchi e Fabio Capello invece c’erano. Sacchi tra i più commossi, Capello col completo blu e la camicia bianca, come in tv. In un altro punto della chiesa sedeva Max Allegri, l’allenatore dell’ultimo scudetto, mentre Alberto Zaccheroni, ancora debilitato dopo il lungo ricovero in ospedale, ha desistito all’ultimo. “Berlusconi è stato un grande presidente e un grande uomo – ha detto Sacchi in serata, quando la commozione era leggermente evaporata nel viaggio verso la sua Romagna -. Quando mi hanno preso, ho detto a lui e ai suoi: “O siete dei geni o siete dei pazzi”. Erano dei geni. Quando mi sono dimesso, ha continuato a pagarmi fino all’inizio del mio contratto con la Nazionale, senza che io lo chiedessi. L’assenza di Maldini? Per me Paolo è giustificato, non credo meritasse quello che gli hanno fatto la scorsa settimana”. Capello si è emozionato allo stesso modo: “Berlusconi ha meritato un calore così intenso, è stato un uomo importante. In Duomo mi è piaciuta la predica, ha toccato i punti più sensibili. Ed è stato toccante anche vedere la famiglia”.

La folla

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I milanisti sul sagrato devono aver avuto pensieri simili. Due ragazzi hanno viaggiato da Palermo e hanno preso posto dietro le transenne alle 4 del mattino, qualcuno aveva una bandiera di Forza Italia, altri quella del Milan. Una signora è entrata in piazza con una bandana rossonera, non un must da funerale, ma nessuno si è stupito. Anche Berlusconi, che per anni si è vestito allo stesso modo – abito blu, camicia bianca, cravatta blu a pallini bianchi – avrebbe apprezzato.


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