Gay pride dei giovanissimi: “A casa e a scuola non ci sentiamo sicuri, qui in piazza si”


Il popolo giovanissimo ha invaso il Torino Pride.  Perché questo è uno spazio sicuro in cui puoi essere chi vuoi e soprattutto puoi essere quello che ogni giorno devi nascondere, a scuola, a casa o al lavoro ” . A parlare sono Jonathan, 15 anni, ragazzo trans. Sara e Nela, 18 anni, e il loro grande amore che le ha spinte a fare coming out. Sara, Elena, Giulia, 14 e 15 anni. “Non ci etichettiamo, siamo qui per festeggiare e protestare, per dare voce a chi subisce discriminazioni e violenze ” . E sono tanti altri, colorati, giovani, liberi, senza la necessità di mettere una crocetta in una casella del genere.

Loro però sicuri non ci si sentono, neanche a Torino? “Diciamo che qui stiamo meglio ma sicuri è un’altra cosa – racconta Silvia Sturaro, 18 anni – . Sicuro è un posto dove ci si può esprimere. Io sono venuta al Pride con la giacca perché non mi sentivo tranquilla a uscire vestita con un top. La giacca l’ho tolta sul bus perché c’era tanta gente queer ” . Valeria, 16 anni, fa lo stesso con la sua borsa arcobaleno. Ce la mostra, “ma non la indosso mai, non sono a mio agio. Siamo qui per festeggiare, certo, ma anche per protestare. C’è ancora tanto da fare, per noi e per i tanti amici della comunità arcobaleno ” . Con lei c’è Nora, ogni giorno anchelei vive discriminazioni: ” Miprendono in giro perché non mi vesto “abbastanza femminile”, mi danno della bestia di satana, mi insultano. Perché non posso esprimermi come voglio?”.

Per Jonathan, che da un anno ha iniziato il percorso di transizione e vive in provincia, è un giorno di sollievo: ” Qui trovo tante persone simile a me e a noi, non ti senti solo ” . Con lui c’è Sofia, anche lei 15 anni:” Anche a scuola è difficile, se entri in un bagno di genere diverso diventa un disastro per i professori. Ma con il tempo te ne freghi. I diritti non sono ancora tanti per noi ma andando avanti con gli anni speriamo ci si apra molto di più”.

Al Pride la speranza è forte. Sara Zitoli e Nela Kudrnova si baciano appassionatamente: ” Quando lo facciamo altrove mi chiedo sempre se qualcuno possa reagire male. In stazione, un po’ per sdrammatizzare, scherziamo e diciamo “chissà se ora arrivano e ci picchiano”. Oggi è bello sentirsi compresi”. Non abitano a Torino, e “in provincia cerchi di non dimostrare tanto, a Torino ci si sente più liberi ma solo oggi possiamo davvero baciarci senza pensarci. È la prima volta che partecipiamo, è una grande festa”.

Una festa di ogni età e genere. Senza discriminazioni, soprattutto tra i giovani. “Oggi i giovani sono più consapevoli perché riescono a ottenere più informazioni – aggiunge Silvia Sturaro – . Siamo più aperti ad affrontare i temi, ma non ci sentiamo sicuri ” . Lo ripete Martina Buscemi, solo 18 anni, poche parole ma chiare: ” Perché siamo qui? Perché è bello stare in mezzo alle persone che la pensano come te. E non succede sempre, né a scuola, né a casa “


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