Germania, la Baviera rincorre la Afd e bandisce il linguaggio inclusivo. I verdi: “Scelta paternalistica”

BERLINO – Chiunque viva in Germania è abituato a mail, discorsi, lettere ufficiali, convegni che cominciano così: “liebe BuergerInnen”, cari cittadini. E quella “I” maiuscola che introduce la desinenza al femminile ma includendo anche il maschile “Buerger” è tipica di un linguaggio che nessuno contesta. Per millenni è valso universalmente il maschile “Buerger”, ora si allarga il campo a tutti i generi, e si scrive “BuergerInnen”. Altre forme inclusive, diffusissime, prevedono l’uso dei due punti o dell’asterisco, sempre per garantire la neutralità del linguaggio o il rispetto delle persone non binarie, oltre che delle donne.

Sono regole che via via stanno adottando persino i giornali o le agenzie di stampa o i settimanali (lo Spiegel ha deciso nel 2020 che il ‘maschile generico non sarà più il nostro standard”). Ma nelle sue stesse linee guida il Consiglio nazionale per l’ortografia tedesca ha chiarito che nell’uso comune il linguaggio generico non è vincolante. Nel 2021 ha decretato che sarebbe meglio adottarlo ma aggiunge che il testo deve rimanere comprensibile, “oggettivo e corretto”. Insomma, il limite è il buon senso. Da decenni, intanto, molti land lo hanno già adottato nelle comunicazioni ufficiali e burocratiche.

I governanti in Baviera, invece, hanno deciso di scatenare una crociata contro il linguaggio inclusivo, rincorrendo e scimmiottando le parole d’ordine dell’Afd e dell’estrema destra che lamentano non si possa dire più “lo schnitzel degli zingari” o amenità simili. Il linguaggio inclusivo non piace ad esempio al governatore Markus Soeder che si è ritrovato assediato alle ultime elezioni dall’Afd e governa con una formazione che ha poco da invidiare all’estrema destra, ossia i Freien Waehler. E il risultato è una legge che fa ripiombare la ricca regione affacciata sulle Alpi negli anni Cinquanta.

D’ora in poi ai tredici milioni di bavaresi sarà vietato l’uso del linguaggio inclusivo. Le desinenze rispettose dei generi saranno bandite dalle istituzioni pubbliche, comprese le scuole e le università, e nel linguaggio ufficiale si tornerà alle maschie desinenze tronche. Pause, asterischi o due punti inseriti nei sostantivi saranno tassativamente proibiti.

Florian Herrmann, consigliere del governatore Soeder, sostiene che il linguaggio inclusivo è “un’ideologia” – altro tic verbale copiato alle destre globali – e che “il linguaggio deve essere chiaro e comprensibile”. Esattamente quello che sostiene il Consiglio nazionale per l’Ortografia, ma lasciando libertà di scelta. Il governo bavarese, al contrario, ha bandito quello inclusivo e Herrmann evoca la necessità di “uno spazio di discussione aperto”. Quello che i suoi stessi capi hanno appena escluso per legge. I verdi, giustamente, parlano di una scelta “paternalistica”. Mai termine fu più appropriato.


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