Guai per i re degli incontri online, guerra del fisco tra Torino e Madeira


Non è una semplice udienza per riavere indietro case, auto e il denaro dei propri conti correnti personali, dopo un maxi sequestro da 31 milioni 650 mila 932 euro. Quella che si discuterà lunedì al tribunale del riesame è un’intricata questione internazionale e una dura battaglia fiscale tra l’Italia e il Portogallo. Un braccio di ferro che ruota intorno alla holding che ha creato un impero controllando a livello mondiale tutti i siti di incontri. Da noi è conosciuta come “Bakecaincontri”, ma la rete messa in piedi da un commercialista di Mondovì, Giancarlo Augustoni gestisce annunci in ogni Stato, dall’Europa al Sud America all’India, che hanno portato la Neottolemo ad avere un business milionario. La pm Barbara Buonanno però accusa 22 soci e amministratori di associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale per aver creato una “esterovestizione” finalizzata a gabbare l’Agenzia delle entrate. La residenza fiscale di Madeira cioè sarebbe fittizia.

“Sussistono corposi indizi che riconducono la società e la sua amministrazione a soggetti stabilmente presenti sul territorio italiano, a cominciare dal fatto che le cariche di “gerente” e “manager” sono ricoperte da italiani”, si legge nell’atto con cui il gip Marco Picco ha disposto il sequestro preventivo di tutti i beni dei 22 indagati per arrivare agli oltre 30 milioni di euro di tasse non versate contestate dall’accusa.

L’indagine della guardia di Finanza aveva avuto un incipit particolare: era nata dagli accertamenti su un uomo di Putignano che raccoglieva parte dei pagamenti del sito che raccoglieva annunci pubblicitari gratis e a pagamento. Gli inquirenti erano risaliti a una complessa rete di società “ schermo” di diritto inglese con sede a Cipro, creata ad hoc per evitare, dunque, le tasse italiane. Sarebbero, per l’accusa, quasi tutte scatole vuote. Quello che conta è che le decisioni gestionali sarebbero state prese in Italia, da italiani.

Ma gli avvocati difensori (una decina di indagati sono assistiti da Davide Vettorello, altri da Mauro e Guido Anetrini, o da Andrea Panero) sostengono al contrario che la residenza della Neottolemo sia reale e che l’attività di gestione informatica dei siti di incontro non abbia bisogno di un effettivo luogo fisico per essere realizzata: la sede di lavoro concreto diventa cioè insignificante. Le piattaforme sono online e si può lavorare da qualsiasi parte ci si trovi. Anche il Portogallo, inoltre, chiede conto alla holding di pagare le tasse al proprio fisco: vogliono 27 milioni di euro dopo che sono entrate in vigore le restrizioni sui benefici fiscali di cui godevano le società con sede a Madeira. Devono quindi pagare retroattivamente le imposte non versate sinora (di cui 9 milioni e 7 sarebbero già state versate). Il contenzioso è aperto anche lì e il rischio che si paventa è che debbano essere costretti a pagare doppio: sia in italia che in Portogallo.

Secondo la procura la Neottolemo Lda in Italia sarebbe rappresentata da due persone, Augustoni e un triestino con partecipazioni in 87 società. La Neottolemo sarebbe collegata poi alle 4 società con sede a Cipro a cui capo risulta un residente locale con la carica di “director” in altre 143 società. Le accuse coprono un lungo periodo dal 2014 a oggi. E i ricavi dichiarati dalla Neottolemo, a cui è riconducibile il sito Bakecaincontri, sarebbero progressivamente aumentati negli anni, dai 14 milioni di euro del 2012 ai 44 e mezzo del 2017, ai quasi 50 nel 2018.

“Sussite la seria ipotesi che abbia una stabile organizzazione in Italia e che quindi sia una società esterovestita”, scrive il giudice che spiega poi come dagli audio e dai file sequestrati durante le perquisizioni sarebbe emerso “inequivocabilmente” come gli utili della Neottolemo confluissero nella controllante Strasshil Holding Ltd che li distribuiva alle società inglesi che facevano capo ai vari indagati. A quel punto i vertici potevano decidere “se nasconderli al fisco italiano tenendoli parcheggiati nella loro società inglese, effettuare investimenti in paesi esteri sempre di nascosto all’Agenzia delle entrate oppure far rientrare limitatamente alcune somme in Italia”. In un file audio era stata registrata una conversazione in cui un socio si lamentava: “Quella mail con tutti i nomi delle società… così gli indirizzi in chiaro con tutti i nomi delle società a cui noi siamo soci tramite fiduciarie quindi in maniera non proprio super esplicita… l’ho vissuta un po’ come pericolosetta”, e un altro chiosava: “È il discorso della esterovestizione”.


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