Il piano di Torino: i soldi dei nuovi supermercati per rilanciare le botteghe storiche


«Nei prossimi tre anni dovrebbero arrivare circa 3,5 milioni di euro da oneri aggiuntivi grazie all’apertura di nuovi punti vendita della grande distribuzione autorizzati nei decenni passati». Parola di Paolo Chiavarino che questi soldi intende utilizzarli per rilanciare i negozi di prossimità e i mercati. Un tassello fondamentale del più ampio piano della Città, ribattezzato “Torino Compra Vicino”, per sostenere il commercio al dettaglio e impedire nuove chiusure.

Tra il 2012 e il 2023 sotto la Mole sono sparite 2269 attività: negozi di generi alimentari e bevande, tabacchi, apparecchiature informatiche, librerie, farmacie, banchi del mercato, secondo l’analisi “Demografia d’impresa nelle città italiane”, realizzata dall’ufficio studi di Confcommercio con il centro studi Guglielmo Tagliacarne. Per arginare il fenomeno, Palazzo civico ha già iniziato a distribuire circa 300mila euro a favore dei negozi del distretto urbano del commercio, in modo da consentire ai negozianti di poter abbellire i locali, rifare le insegne, diventare più attrattivi. Ne beneficeranno tra gli altri gli esercenti di via Po. E ora ha istituito un albo pubblico dei negozi di interesse collettivo (Epic), lanciato una campagna di comunicazione curata da un gruppo di esperti con tanto di regista e videomaker che hanno realizzato video interviste per raccontare le realtà d’eccellenza.

Inoltre, saranno creati circuiti turistici per promuovere la città attraverso i suoi negozi degli anni 50, quelli della Torino industriale, quelli della Torino multietnica. «Tutto merito di un lavoro di squadra fatto dagli uffici dell’assessorato», ha riconosciuto Chiavarino, ringraziando sia dirigenti come Paola Virano che le associazioni di categoria come Ascom e Confesercenti per il«dialogo fruttuoso».

L’obiettivo è che aderiscano attività non solo del centro. L’albo ospiterà attività commerciali di tre categorie: di valore storico e culturale con più di 70 anni, della tradizione e quindi che hanno raggiunto i 40 anni, innovativi e di eccellenza per chi ha introdotto novità e ha almeno cinque anni di attività. Alle imprese iscritte dall’Epic verrà assegnata una targa che ne identificherà l’appartenenza e la categoria.

Non solo. «I negozi iscritti — ha spiegato l’assessore — potranno accedere alle risorse che metteremo a disposizione attraverso bandi, per il rinnovamento dei negozi o delle insegne». Per il sindaco Stefano Lo Russo «una serranda alzata è importante non solo dal punto di vista economico ma è anche un modo per occupare i nostri quartieri soprattutto nelle periferie. La valorizzazione di questi negozi è un tassello di una strategia che vede grandi lavori di riqualificazione urbana di carattere pubblico e che renderanno più bella e sicura la nostra città».

Il piano del Comune è stato accolto con favore dalle associazioni dei commercianti. Per la presidente dell’Ascom Maria Luisa Coppa il commercio sta soffrendo ed è necessario sostenerlo: «Comprare sotto casa permette di fare un acquisto green perché non usi l’auto, di sprecare meno perché si fa una spesa più mirata, di trovare persone sotto casa tua anziché il vuoto». Per il presidente di Confesercenti Giancarlo Banchieri, «un negozio aperto garantisce anche il contrasto al degrado ed è un presidio importante a tutela del cittadino».


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