Il Pride è una festa, la politica si fa anche ballando

Almeno centomila voci. Centomila corpi. E centomila identità. Sono stati tanti, per gli organizzatori, a sfilare in nome dell’orgoglio della comunità arcobaleno al Torino Pride. E a ballare ” altrimenti che rivoluzione è senza ballare ” . Perché, precisa il coordinatore del Torino Pride Marco Giusta, ” il Pride è una rivoluzione. E ogni rivoluzione è una percorso collettivo e faticoso. La nostra storia è il nostro orgoglio, e le bugie di chi ci vuole collocare altrove si infrangono su di essa”. Una marea di persone, tra cui non c’era spazio per etichette o discriminazioni, che al motto “Tacchi rotti eppur bisogna andar” si sono dette ” stanche di dover assistere all’ascesa di un nazionalismo malato che trova terreno sempre più fertile, qui in Italia e altrove ” . Lo ha ribadito Giusta dal palco allestito al Parco del Valentino, dove è terminato il corteo partito dal quartiere Aurora.

Per la prima volta infatti è stata scelta la periferia. Con il plauso del sindaco Stefano Lo Russo, in piazza con l’assessore Jacopo Rosatelli e parte della giunta, ” perché la dimensione dei diritti civili si coniuga con la dimensione dei diritti sociali. Torino è una città che ha esigenza di ricucire la frattura sociale e ridurre le diseguaglianze e credo che questa doppia dimensione, questo doppio registro di una città per i diritti civili che li coniuga con quelli sociali sia il più bel messaggio”. Sulle discriminazioni, ha aggiunto, “serve una politica positiva di diffusione della cultura e della tolleranza perché una società inclusiva è una società in cui i cittadini si sentono protagonisti”.

Dietro allo striscione e alle istituzioni, tra cui Università e Politecnico, hanno sfilato gruppi di giovanissimi, famiglie, associazioni, movimenti, realtà come Anpi e anche tanti politici.

Tra loro Marco Grimaldi, parlamentare di Avs e ValentinaSganga in rappresentanza dei 5 Stelle, assente Chiara Appendino che era a Roma. Ha fatto invece discutere il commento di Chiara Gribaudo, vicepresidente del Pd, che alla domanda su una sorta di legittimazione morale delle discriminazioni da parte del governo ha risposto: “Drammaticamente mi verrebbe da dire di sì viste le scelte assurde che stanno assumendo contro i bambini e, in generale, contro tutte le minoranze”. La frase ha scatenato polemiche, ben oltre il corteo del Pride. Per Paola Ambrogio, senatrice di Fratelli d’Italia, sono affermazioni “non solo sono gravissime, ma denotano anche l’ipocrisia del Pd e della sinistra che ha tranquillamente sfilato nelle vie di Torino senza alcun pericolo per l’incolumità dei partecipanti ” . Aggiunge Roberto Ravello, dirigente regionale FdI Piemonte, “l’uscita di Gribaudo necessita una presa di posizione da parte della segreteria dem. Non è tollerabile che il governo venga calunniato con simili falsità”.

Mentre altrove c’era polemica, a Torino sfilava un corteo unito ed entusiasta. Con tanti giovanissimi. A loro si è rivolto Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale, che è intervenuto a sorpresa dal palco. ” Vi state muovendo per la libertà. Siate orgogliosi di sapere che la vostra battaglia, il vostro impegno, è nel segno della costituzione, voi nella costituzione troverete un alleato, così come la costituzione troverà un alleato in voi”. Voi, ha aggiunto ai ragazzi ” siete una speranza contro il grigiore”.
La giornata è stata chiusa dagli interventi dal palco che hanno confermato la volontà di candidare la città di Torino all’Europride 2027, ma anche con riferimenti alla Regione a cui non è stato chiesto il patrocinio e ” al governo fascista ” , come dice Giziana Vetrano di Famiglie Arcobaleno. ” Ma – assicura – vinceremo noi ” . Uno sguardo condiviso dalle molte anime della piazza, in corteo per fare “resistenza e speranza”.
 


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