Italia-Uruguay finale Mondiale Under 20, Giovane: ‘Io, Casadei, Nunziata e…’


Il leader dell’Italia Under 20 tra la finale con l’Uruguay e un rapporto particolare: “La forza di questa squadra va oltre il talento. Con Cesare insieme da quando avevamo 7 anni, lui speciale perché…”

Giulio Di Feo

Samuel Giovane è il compagno che non sta seduto al primo banco ma nemmeno all’ultimo. Quello grosso che ti difende ma anche quello furbo che ti passa il compito e non lo dice a nessuno. Quello che chiami per primo, quello che ti sorride e c’è sempre se hai bisogno di una mano. Il capitano, in sostanza. Ha la fascia al braccio da quando era bambino, e la porterà anche stasera al Maradona di La Plata contro l’Uruguay: l’Italia Under 20 (ore 23, diretta su Rai 2) si gioca la finale di un Mondiale a cui è arrivata con merito, giocando bene, divertendo e mostrando che sui nostri campi il talento c’è, cresce e prolifera. E viene cementato anche da amicizie profonde, come proprio Giovane ci racconta.

Capitano, sincero: ti aspettavi un’Italia così al Mondiale?

“Sì, perché prima ancora di scendere in campo conoscevo tutti i ragazzi: ottimi giocatori e soprattutto ottime persone. La nostra forza va oltre il talento, insomma. E solo se si è uniti si possono raggiungere grandi traguardi”.

Te lo aspettavi anche quando, all’inizio, avete dovuto rinunciare a mezza squadra causa impegni coi club?

“All’inizio mi dispiaceva, erano due anni che lavoravamo insieme, lo stesso gruppo. Poi ho visto i nuovi che sono arrivati con grande umiltà e disponibilità e sono stati bravi a capire velocemente quello che il mister voleva da loro. Lì ho capito che non sarebbe cambiato nulla”.

Chi ti ha stupito di più?

“Tutti bravissimi. Ma se devo fare un nome cito Esposito. Non avevo mai giocato con lui, ma fin dalla prima partita si è rivelato fondamentale per i nostri equilibri: corre tanto, lotta, ci fa salire, è bravo coi piedi, ha tanta personalità”.

E quelli che non ci sono?

“Li ho sentiti e sono molto dispiaciuti per non essere qui, anche perché hanno lottato per arrivarci. Però non sono scelte che partivano da loro…”.

“Poco, non l’abbiamo ancora visto. Ma se sono arrivati fin qui di sicuro scarsi non sono. E poi affrontare una squadra sudamericana è sempre dura, hanno quella grinta tipica loro… Sì, sarà una partita stimolante”.

“Siccome giochiamo una partita pochi giorni dopo l’altra, per lo più ci lascia tranquilli. Vuole che accendiamo la testa ed entriamo in mood partita solo dall’allenamento di rifinitura in poi”.

L’hai vista quella foto che gira sui social con due bimbi in maglia bianca che si abbracciano? Siete tu e Casadei al Cesena.

“Eh, tocca fare i complimenti agli osservatori del Cesena, da lì sono partiti anche Prati e Turicchia. Io e Cesare abbiamo iniziato insieme quando avevamo 7 anni, siamo rimasti lì fino ai 15 poi le nostre strade si sono divise. Ci siamo affrontati tante volte, e ora siamo qui a giocarci insieme una finale mondiale, se ci penso…”.

“Beh, Cesare è il mio miglior amico. Ma è anche un grandissimo giocatore: ha forza fisica, fa bene tutte e due le fasi, è bravo coi piedi e poi ha una dote eccezionale per un centrocampista: vede la porta come un attaccante, e non è poco”.

Eri capitano tra i bimbi del Cesena, eri capitano alla Primavera dell’Atalanta, sei capitano delle Under italiane da quando ci giochi: ci dici cos’hai di speciale?

(ride) “Questo non lo so, non devo dirlo io. Però credo di poter essere un esempio per i miei compagni perché non conosco altro modo di giocare che non sia dando il 100%. Sono forte di carattere e per chi mi sta intorno ci sono sempre, aiuto tutti quando hanno bisogno. Per questo gli allenatori si possono fidare di me”.

Il tuo vero ruolo qual è? Ti abbiamo visto un po’ ovunque.

“Nasco centrocampista centrale, poi con le Under Nunziata mi ha fatto giocare qualche partita a sinistra e devo dire che mi sono trovato molto bene, ora invece sto facendo la mezzala: non mi sento fuori ruolo in nessuna delle tre posizioni, gioco dove c’è bisogno”.

“Non è il mio ruolo, ma sono cresciuto guardando video su video di Sergio Ramos, ammiravo le sue doti da leader e il suo carisma. Nel mio ruolo invece ora guardo come sta in campo Tonali”.

Tuo padre Francesco era un gran talento, ha esordito in B e poi ha dovuto lasciare il calcio causa infortuni. Si può dire che continui il suo percorso…

“Mi sento davvero fortunato ad avere un padre che ha giocato, capisce i miei sacrifici e può darmi qualche consiglio. Lui è molto bravo perché non mi mette mai pressioni, gli dico sempre che gioco anche per lui perché so quanto ha sofferto. Voglio realizzare i miei obiettivi anche per lui. E poi mi raccontano che era davvero un bel giocatore. Anzi, certi allenatori mi dicono che era pure più forte di me”.

Lei era la stella della Primavera dell’Atalanta, quest’anni ha giocato la sua prima annata da pro’ in prestito ad Ascoli. Com’è stato il salto?

“Durissimo, nei primi mesi. È tutto un altro calcio, c’è più forza fisica, più intensità, non ci ero abituato ma ho stretto i denti e mi ci sono ambientato. La mia fortuna è stata anche di avere compagni esperti che fin da subito mi hanno dato una mano come Dionisi, Buchel, Botteghin, Eramo, Guarna”.

In sostanza, di giovani in Italia ne abbiamo. Secondo te diamo loro lo spazio che meritano?

“Ecco, questa è una cosa di cui non mi piace parlare. Io credo che un ragazzo debba solo dimostrare di valere, poi certe valutazioni non le facciamo noi che stiamo in campo. Una cosa è sicura, questa Italia Under 20 sta dimostrando di averne tanto, di talento”.


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