Le aziende assumono ma gli stipendi non crescono. Per quattro su dieci la busta paga non basta

MILANO – Nel 2024, l’88% delle aziende intende assumere, soprattutto figure con contratto a tempo indeterminato (76%) e nel 2023 sei aziende su dieci hanno aumentato il proprio organico: l’annuale il report sul mercato del lavoro Salary Guide 2024 di Hays Italia delinea un periodo florido per il mercato del lavoro in Italia. Ma, nonostante la dinamicità, non mancano le ombre: nel 2023 le aziende hanno dovuto superare la carenza di candidati e di professionisti qualificati, che rendono complesso il recruiting. Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è ormai cronico: il 40% delle imprese si è trovato a fronteggiare la generale carenza di candidati nel mercato e in particolare di professionisti qualificati (53%), con una maggiore difficoltà per i livelli intermedi.

Tra le misure per superare l’attuale disallineamento tra competenze richieste e disponibili sul mercato le aziende si affidano a società di recruitment (39%), rafforzano il proprio Employer branding (39%) e investono nella formazione e riqualificazione dell’organico (36%). Non a caso tra le priorità di investimento in ambito risorse umane per il 2024 spiccano programmi di formazione per i dipendenti (47%) e la definizione di misure per cercare di trattenere i talenti (41%).

I salari

A fronte di un mercato del lavoro dinamico, però, sembra che gli stipendi restino immobili: quasi quattro lavoratori su dieci sono insoddisfatti, e cambierebbero società, principalmente mantenendo lo stesso ruolo o settore. Per il 2024 i lavoratori italiani lavoratori non prevedono infatti grosse opportunità di avanzamento di carriera nell’azienda attuale (47%) e non si aspettano nel 2024 promozioni (70%) e aumenti di stipendio (65%).

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La questione della remunerazione si rivela determinante nell’attuale panorama lavorativo. Secondo l’analisi condotta di Hays Italia, nel corso del 2023 il salario medio annuo lordo per le posizioni di middle e top management è stato di circa 54mila euro, registrando un incremento del 2% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, emergono nette disparità retributive tra diverse categorie professionali, con stipendi che variano sensibilmente: dai 34mila euro per i Junior/Specialist ai 94.500 per i professionisti di livello C.

Nonostante un lieve miglioramento nella soddisfazione retributiva, attestatasi al 57% rispetto al 45% del 2022, una parte significativa dei lavoratori (43%) rimane insoddisfatta del proprio trattamento economico. Più della metà (55%) ritiene che il proprio stipendio non sia allineato alle attuali responsabilità. Nel 2023, la metà dei lavoratori inclusi nel campione non ha ricevuto alcun aumento, e per il 7% addirittura il salario è diminuito. Le prospettive future non sembrano promettenti: quasi due terzi (64%) dei dipendenti non si aspetta incrementi retributivi, soprattutto perché la maggioranza non prevede progressioni di carriera.

Tuttavia, se da un lato i lavoratori nutrono dubbi e incertezze, dall’altro il 59% delle aziende sembra essere incline a revisionare al rialzo i livelli salariali nei prossimi mesi, seppur con margini contenuti (per lo più entro il 5%). Ma quali sono stati i fattori determinanti per ottenere un aumento retributivo nel 2023? Principalmente, il cambiamento di lavoro (37%) si è rivelato essere la strada più percorribile, seguito dalle performance individuali (24%).

Flessibilità e work life balance

Tra le principali motivazioni che spingono gli italiani a voler cambiare lavoro, oltre alla mancanza di opportunità di carriera e la retribuzione troppo bassa, acquista importanza lo scarso equilibrio tra vita privata e lavoro.

Per i lavoratori, infatti, la retribuzione è importante, ma quando si considera un nuovo lavoro non deve mancare un mix di elementi composto da crescita professionale (per il 51%), work life balance (49%), benefit (47%) e ruoli o progetti interessanti (41%).

I benefit rappresentano un aspetto importante sia per i lavoratori (47%), che valutano principalmente questo elemento quando considerano un nuovo lavoro, sia nella strategia di molte aziende (46%) come strumento per il recruitment e la retention dei propri collaboratori.

Attualmente quasi tre quarti dei professionisti hanno dichiarato di ricevere dei benefit aziendali che riguardano principalmente i classici computer, telefono, buoni pasto, assicurazione sanitaria o copertura medica privata e lavoro flessibile, ma quelli più apprezzati in assoluto sono l’auto aziendale (56%) e lo smart working (51%). Su questo punto il lavoro ibrido continua a essere vincente. Rispetto al 2022, nel 2023 la situazione è sostanzialmente stabile: solo il 32% è “obbligato” dalle aziende a lavorare esclusivamente in ufficio mentre la modalità ibrida da due a quattro giorni in ufficio (51%) è quella più diffusa.

Come per i benefit, anche il lavoro flessibile è uno degli aspetti a cui i lavoratori non vogliono più rinunciare per un migliore equilibro tra lavoro e vita privata, classificandosi al secondo posto tra i benefit più apprezzati (51%).

Molti dipendenti sono comunque soddisfatti di questa situazione (63%) e per il 2024 le imprese non hanno intenzione di modificare il modello lavorativo (83%). Anche perché l’analisi dello scorso anno ha mostrato chiaramente come quasi tre lavoratori su dieci sarebbero disposti a licenziarsi in caso venissero obbligati a rientrare in ufficio.


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