Le Mans, Martin ha la Ducati cucita addosso, Marquez è arrivato. I guai di Bagnaia

Il GP di Francia ha messo in luce il grande momento di forma dello spagnolo della Pramac, che sogna il salto nella squadra ufficiale, e dell’8 volte iridato, sempre più a suo agio sulla rossa del Team Gresini. Il campione del mondo italiano è in difficoltà e deve rispondere

Massimo Falcioni

Il boato all’ultimo giro MotoGP dei 119.145 presenti domenica sul circuito di Le Mans (record di 297.471 in totale) è la sintesi del duello-show fra Jorge Martin, Marc Marquez, Francesco Bagnaia e dell’appeal di questo motomondiale con la supremazia Ducati. Il motociclismo c’è, anche se le tante cadute restano una spada di Damocle. C’è, soprattutto, grazie ai dominatori/mattatori di Le Mans: Martin-capolavoro, primo con un vantaggio di 0.446 su Marquez che brucia Pecco per un decimo e mezzo: +0.585 dal vincitore. C’è anche grazie agli altri protagonisti, su tutti Bastianini, quarto (+2.206) dopo una penalità, che al 23° giro fa il giro record (1’31.107) e all’ultimo passaggio è ancora il più veloce di tutti: 1’31.514. Questo accade, oltre che per il manico del pilota e la qualità del mezzo, per come si svolge la gara: in questo caso Enea per più di metà corsa ferma il cronometro oltre l’1’32 per 8 volte nei primi 15 giri, rispetto alle due volte di Martin, sull’1’31 per 12 giri nei primi 15. Tradotto, significa che Bastianini, andando più “lento” ad inizio/metà gara, aveva la gomma migliore nel finale. 

martin mattatore

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Comunque, i giri veloci in gara dimostrano quanto siano relativi e non sempre decisivi per il risultato finale: dopo Bastianini c’è Di Giannantonio (1’31.403 al sesto giro); poi Espargaro (1’31.447 al quinto giro); Marc Marquez (1’31.463 al 15°); Bagnaia (1’31.531 al 5°); Martin (1’31.557 al 23°); Vinales (1’31.561 al 19°); Oliveira (1’31.615 al 5°); Quartararo (1’31.689 al 5°); Morbidelli (1’31.829 al 9°). Insomma, conta il passo-gara. Chi vince ha ragione e il dominatore di Le Mans è stato Martin con la pole, i due trionfi di sabato e domenica, capace di non commettere sbavature dimostrando una superiorità netta, specie in uscita di curva, se pur con differenze sul giro di pochi centesimi, nella strategia di gara e nel controllo della situazione. Martin, in gran forma anche mentale pur non disdegnando battute polemiche rispetto al suo futuro in Ducati, ha tentato la fuga, non riuscita per il calo di gomme, tornando a girare sull’1’31 alto negli ultimi sette giri (solo al 25° torna sull’1’32: 1’32.088). Martin ha la Ducati cucita addosso: fa cambi di direzione come nessun altro, è oggi il migliore interprete del nuovo stile di guida in cui il manubrio-volante della moto è diventato il corpo del pilota. Show e vittorie. Allungo in classifica. “Cosa devo fare di più?” dice il leader della classifica iridata Martin pensando, non senza ragione, di avere le carte in regola per salire sulla Rossa ufficiale nel 2025. 

l’ombra di marquez

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Certo l’ombra di Marquez è già lì. Il fuoriclasse di Cervera macina risultati eclatanti dopo corse-capolavoro come quella di Le Mans: vecchio stile che guida in parte la Ducati come la Honda, con un inserimento in curva dominato dal freno posteriore con l’uso limitato del freno motore. Marc fatica ancora nelle curve “tutto a destra”: a Le Mans volava nel primo cambio di direzione destra-sinistra, guadagnando anche nella curva 7, con il capolavoro del sorpasso a danno di Pecco nella frenata a sinistra, usando gas e freni come faceva Jarno Saarinen con i bolidi pluricilindrici 2 tempi a disco rotante. Marquez, pilota capace di ogni prodezza, sulla Ducati del Team Gresini sta arrivando in alto in classifica, come un’onda travolgente. Spetta a Ducati fare in modo che questo Marquez, da oggi, sia per la Casa di Borgo Panigale una nuova opportunità, il valore aggiunto, non un “problema” che fa saltare il banco. Gigi Dall’Igna, in riferimento alla scelta piloti 2025, ripete: “Sono tutti campioni, ma dobbiamo scegliere e farlo presto per una questione di rispetto. Non possono perdere altre opportunità”. Soprattutto, Ducati non può perdere un campione che diventerebbe, su una moto di una marca avversaria (specie Ktm o Aprilia), temibile avversario. Insomma, una scelta sempre più complicata, che comunque va fatta presto, dopo il GP del Mugello, se non addirittura proprio lì. 

il fattore pecco

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E poi c’è la gara di Pecco Bagnaia. Per il campione del mondo problemi non del tutto chiariti nella Sprint, sulla difensiva domenica per difficoltà con l’anteriore e con il posteriore spesso “a blocco”. Pecco entrava stretto in curva, frenava “impiccato”, lento a centro curva, battuto nel testa a testa finale, travolto dalla sberla di Marquez, ma sempre pienamente in corsa per il titolo, pronto alla riscossa sin dal GP di Spagna del 25 e 26 maggio e dal GP d’Italia al Mugello dell’1 e 2 giugno per tentare il bis del 2023, primo in volata su Bezzecchi, Martin, Zarco nella Sprint e primo in volata su Marquez nella gara di domenica. Ultima considerazione tecnica nel confronto 2023/2024: quest’anno Martin ha fatto la pole con il tempo di 1’29.919 rispetto alla pole 2023 di Bagnaia in 1’30.705. Giro veloce 2024 di Bastianini (1’31.107) rispetto al giro veloce 2023 di Bezzecchi:1’31.855. Queste MotoGP volano.




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