Le supercar rubate finivano in Africa e nei Balcani: sgominati i “predoni del leasing”


Porsche e betoniere, Mercedes e Caterpillar: 12 auto di lusso prese a noleggio da nomadi sinti di Torino e 10 macchine da cantiere rubate in Italia e poi rivendute sul mercato in Gambia, in Egitto, ma anche in Slovenia e Albania. È un giro d’affari da oltre un milione di euro quello scoperto dalla polizia stradale di Torino e che ha portato all’esecuzione di 17 misure cautelari, 13 in carcere e quattro agli arresti domiciliari. Altre otto persone sono ancora indagate, anche per favoreggiamento.

L’indagine portata a termine dal polizia stradale di Torino coordinata da Paolo Di Quattro é partita nel dicembre del 2020 grazie alla segnalazione di un commerciante di Torino che aveva notato il carico delle auto in via Pinchia, a poca distanza dal comando della polizia locale.

Un trasportatore era arrivato per caricare due bolidi custoditi nei garage sulla strada, non trovando nessun intermediario ad aspettarlo ha chiesto al ragazzo di fare una telefonata. Il commerciante gli ha prestato il telefono, poi intuendo di aver corso in pericolo, è andato dalla stradale e ha raccontato tutto, fornendo anche il numero di telefono composto dall’autista del carro attrezzi.

Gli investigatori della squadra giudiziaria della stradale del Piemonte, coordinati da Pasqualino Zampaglione hanno eseguito un primo sopralluogo, hanno acquisito le testimonianze dei residenti, poi hanno avviato le intercettazioni telefoniche e ambientali.

Gli arresti sono stati portati a termine in collaborazione con la polizia slovena, albanese, belga, francese, svizzera. Uno dei capofila della banda è un albanese residente a Torino, che era già detenuto per ricettazione di macchine agricole e da lavoro rubate a Torino. Le auto di lusso, intercettate al porto di Capodistria e dirette in Egitto, erano state prese in leasing e poi fatte sparire o rubate da un sinti torinese: venivano acquistate a un prezzo tra i sette e i diecimila euro e poi rivendute al doppio del prezzo all’estero.

“E la prima volta – osserva il procuratore aggiunto Paolo Scafi – che assisto all’esecuzione di 14 misure cautelari eseguite contemporaneamente in diversi Paesi”, tra Italia e Albania.


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