Maryse Condé, è morta la scrittrice franco-caraibica in odore di Nobel

Ha scritto di Africa, di schiavitù e delle molteplici identità nere. È morta la scrittrice francese Maryse Condé, originaria dell’arcipelago di Guadalupa nelle Antille francesi, dopo una vita passata a lottare per la propria libertà e a esplorare le identità dei neri: aveva 90 anni e il suo nome negli ultimi anni è comparso molte volte tra i possibili vincitori del premio Nobel per la letteratura. A dare la notizia della sua scomparsa, nella notte nel sonno all’ospedale di Apt, nel sud della Francia, all’agenzia France Presse è stato il marito Richard Philcox.

Nata a Pointe-à-Pitre l’11 febbraio del 1934, Maryse Condé ha scritto una trentina di libri sull’Africa e ha anche insegnato a lungo negli Stati Uniti. Candidata più volte al Premio Nobel per la letteratura, nel 2018 ha conquistato il Nobel alternativo, quello assegnato da una serie di accademici svedesi quando l’Accademia Svedese rinviò l’assegnazione del premio a causa di un #MeToo letterario che coinvolse un accademico costringendo a fermare per un anno il premio. Ricevendo il premio la scrittrice disse: “La Guadalupa è un piccolo paese, importante per noi che ci siamo nati, ma ricordato solo in occasione di uragani e terremoti. Sono felice che il nostro paese sia ora conosciuto anche per altri motivi, per questo premio letterario che sono davvero orgogliosa di ricevere”.

Ma Maryse Condé era molto conosciuta anche negli Stati Uniti, dove ha vissuto per vent’anni a New York e diretto un centro di studi francofoni alla Columbia University, insegnando anche a Berkeley e Harvard.

“Ho sempre lavorato con lei nelle sue varie case editrici e ho ammirato profondamente la sua influenza e il suo coraggio. Ha ispirato tanti scrittori a fare il grande passo e a lottare con lei”, ha dichiarato all’Afp il suo editore, Laurent Laffont.

Solo all’età di 42 anni, dopo dodici anni di vita e di stenti in Africa e grazie al suo nuovo compagno, Richard Philcox, che divenne il suo traduttore, iniziò a scrivere. Nel 1976 pubblica Hérémakhonon, seguito da Ségu (1984-1985), un bestseller sull’impero Bambara nel Mali del XIX secolo.

Maryse Condé viveva a Gordes, un piccolo villaggio provenzale nella regione di Vaucluse, nel sud della Francia. Affetta da una malattia neurodegenerativa, vi si era trasferita con il marito negli anni Ottanta. È lì che ha dettato il suo ultimo libro a un amico, Il Vangelo del Nuovo mondo, pubblicato in Italia da Giunti, la sua riscrittura del Nuovo Testamento.

Fino alla tarda adolescenza, Maryse Condé ha raccontato di non essersi resa conto di essere nera. Non aveva mai sentito parlare di schiavitù o di Africa. Sua madre, insegnante, bandì il creolo a favore del francese nella casa di famiglia a Pointe-à-Pitre, dove Maryse nacque l’11 febbraio 1934, la più giovane di otto fratelli.

Solo a Parigi, dove arriva a 19 anni, capisce che il colore ha un significato. Erano gli anni Cinquanta: le colonie si stavano emancipando e gli intellettuali neri erano in piena attività. Qui incontra lo scrittore e politico martinicano Aimé Césaire, che le apre gli occhi: “Capivo di non essere né francese né europea. Che appartenevo a un altro mondo e che dovevo imparare a strappare le bugie e a scoprire la verità sulla mia società e su me stessa”, ha ricordato in un documentario, Una voce singolare, a lei dedicato nel 2011.

Nella sua carriera ha pubblicato una ventina di romanzi, tra i quali ricordiamo, Le muraglie di terra, La terra in briciole e La traversata della mangrovia, pubblicati da Edizioni Lavoro; Io, Tituba strega nera di Salem (Giunti); Vita perfida (vincitore nel 1988 del Premio Anaïs Nin dell’Académie française; e/o) e l’autobiografia La vita senza fard (La Tartaruga), nella quale confida di non essere «riuscita a diventare africana» e parla di un «abisso tra gli indiani d’Occidente e gli africani».

Nel 2020, il presidente francese Emmanuel Macron ha ricevuto la scrittrice all’Eliseo assegnandole la massima decorazione della Legion d’Onore e ha dichiarato: «Maryse Condé mi ha insegnato l’Africa».


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