Mondiale Under 20, semifinale: Italia-Corea del Sud 2-1, gol di Casadei, Lee, Pafundi


La rete su punizione all’86’ regala la vittoria sofferta agli Azzurrini (2-1), in vantaggio con Casadei nel primo tempo ma subito raggiunta dal rigore di Lee. Domenica la sfida con l’Uruguay

Il più atteso, il più piccolo di tutti, che diventa un gigante. Simone Pafundi scrive la storia: entra nel finale e incastra nel sette una magica punizione mancina dal limite che stende la Corea del Sud. Un’apparizione, nello stadio intitolato a Diego Armando Maradona. Dopo due partite guardate dalla panchina, il gioiello dell’Udinese (e pupillo di Roberto Mancini) abbaglia così di luce fortissima il Mondiale U20, trascinando l’Italia alla prima finale della sua storia in questa competizione. Dopo esserci giocati due volte il terzo posto nelle precedenti edizioni, questa volta puntiamo alla Coppa: domenica, alle 23 italiane e sempre a La Plata, contro l’Uruguay che ha battuto Israele 1-0 nell’altra semifinale.

continuità

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Nunziata conferma gli stessi 11 che nei quarti hanno superato la Colombia, puntando su ingranaggi già oliati. L’Italia infatti parte aggressiva, mette nel mirino la porta con Ambrosino e Baldanzi, per poi trovarla al quarto d’ora. Il pressing alto è feroce e porta i coreani a disfarsi male del pallone in zona bandierina, ne nasce un assist di Turicchia per Casadei che si conferma baciato dagli dei di questo Mondiale: destro precisissimo dal limite e settimo gol (in sei partite) per il centrocampista del Chelsea, capocannoniere indiscusso. Il vantaggio azzurro dura però appena nove minuti: sulla reazione coreana, Zanotti è ingenuo in area a pestare il piede di Bae (girato di spalle rispetto alla porta). La on field review manda sul dischetto il capitano Lee, che ripristina subito l’equilibrio e ci dà l’idea di una serata più complicata delle precedenti. Prima dell’intervallo ci prova Giovane – mezzala sinistra con libertà di incursione –, ma l’occasione più pesante ce l’ha Kim Yong-Hak: l’ala della Portimonense (uno dei soli due coreani che giocano in Europa) spreca un rigore in movimento, calciando alto dopo un rimpallo innescato dalle pessime condizioni del campo di La Plata.

rivoluzione

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Dagli spogliatoi, torna in campo un’Italia più determinata che prova ad azzannare subito il secondo tempo. Su uno schema collaudato da angolo, la spizzata di Casadei per il colpo di testa di Prati impegna il portiere Kim, bravo a evitare – come confermato dal Var, in assenza di Goal Line Technology – che il pallone superi la linea. Soffriamo però sulla trequarti i cambi di lato dei coreani, che hanno gamba: dopo una sbandata collettiva (bravo Desplanches a negare la doppietta a Lee Seungwon), Nunziata decide di intervenire e ridisegna gli azzurri. Faticanti entra al posto di Zanotti (in affanno e ammonito) e si mette vertice basso, Prati torna mezzala, in difesa Turicchia passa da sinistra a destra. Entrano poi in un’unica soluzione Fontanarosa, Montevago e Pafundi. Ci stiamo abituando: l’allenatore di questa Italia non ne sbaglia una. Il capolavoro, anche se non l’ha messa sotto l’incrocio, è anche suo. E alla fine esulta così: “Ha vinto la squadra che ha giocato a calcio – le parole di Nunziata -. La Corea del Sud è stata troppo rinunciataria, ma sapevamo che si trattava di un’avversaria ostica: bravi noi a portarla a casa. Ora ci godiamo questa vittoria e da domani penseremo all’Uruguay. Abbiamo fatto la storia? No, la storia la faremo domenica se vinceremo”.


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