MotoGP, Rins: “Honda non si arrende, Austin lo dimostra. Ecco le differenze con Suzuki”


Rins, il pilota spagnolo del team Lcr, traccia un bilancio delle prime gare del 2023 e analizza le criticità della sua moto: “Quando si trova la linea giusta, permette di andare forte”

Federico Mariani

– flero (Brescia)

Sorridente e fiducioso. Alex Rins si presenta così all’appuntamento coi media presso l’azienda Givi, storico partner del team Lcr Honda, a Flero, in provincia di Brescia. Lo spagnolo, ingaggiato dalla squadra italiana dopo ben sei stagioni in Suzuki, è reduce da una prima parte di Mondiale MotoGP ricca di alti e bassi. Non poche le difficoltà di adattamento a una nuova moto, anche se spicca la soddisfazione per la bella vittoria in Texas, la prima del colosso giapponese dopo oltre un anno di digiuno. Emozioni riscontrabili nella sua analisi.

Alex, qual è il suo bilancio delle prime gare di questa stagione?

“Sicuramente è positivo. Ho ottenuto una vittoria e questo è ottimo per me e per la Honda. Dopo quel successo abbiamo faticato, ma siamo in una fase di evoluzione”.

Lei si sarebbe mai aspettato di essere l’unico pilota Honda con una vittoria dopo cinque GP?

“Onestamente no. Non pensavo che avrei vinto così presto. Abbiamo lavorato tanto e quando ci si impegna così a fondo, prima o poi, i risultati arrivano”.

Quella vittoria ha dato ossigeno alla Honda che ha la fama di essere una moto difficile. È davvero così complicata da guidare?

“Sì, è una moto difficile. Certo, ad Austin abbiamo vinto, ma era una pista larga. Quando siamo passati a circuiti più stretti, come Jerez e Le Mans, sono emerse le difficoltà, almeno per quanto mi riguarda. Honda si sta dando tanto da fare. So che stiamo lavorando su un telaio diverso che sembra funzionare bene. Vediamo se possiamo provarlo e quale sarà il feeling”.

Lei è passato dalla Suzuki alla Honda: quali sono state le differenze principali?

“Sono due moto completamente diverse. Suzuki era una moto molto facile da guidare, ma con cui era difficile fare la differenza. Honda è più complicata, ma, quando si trova la linea giusta, consente di andare molto forte”.

In Suzuki ha lavorato con Davide Brivio e Livio Suppo. Ora si trova nel team di Lucio Cecchinello. Dunque dirigenti sempre italiani. Qual è il suo rapporto con l’Italia?

“Direi che è una relazione bellissima. Ho lavorato con team manager e anche meccanici provenienti da questo paese. Mi sono sempre trovato bene con gli italiani”.

In un’intervista nelle settimane precedenti lei ha definito una sorpresa l’inserimento di Mir nel team ufficiale. Le dà soddisfazione la possibilità di giocarsela con Joan in pista?

“Alla fine, quando sono in pista, i primi piloti da battere sono i compagni di marca. Questa è stata una scelta della Honda, non posso farci niente. Devo solo pensare a dare gas”.

Il suo stile di guida ricorda a molti quello di Kevin Schwantz: spettacolare e coi gomiti larghi. C’è un pilota del passato da cui copierebbe qualcosa?

“Beh se potessi imitare qualcuno, sceglierei proprio Schwantz. È stato un pilota molto spettacolare. Ora io fatico maggiormente a mantenere lo stesso stile perché il serbatoio della Honda è più largo di quello della Suzuki, ma comunque mi sto trovando a mio agio”.




Source link