Napoli, come cambia con Garcia: il gioco e gli schemi


Proseguirà il solco del 4-3-3 di Spalletti senza grandi variazioni tra i titolarissimi: ma a cambiare saranno l’impostazione di gioco dei campioni d’Italia e alcuni dogmi del francese rispetto agli anni giallorossi

Tra i criteri di selezione di Aurelio De Laurentiis, ce n’era uno su tutti: proseguire nel solco del 4-3-3 tracciato da Spalletti. Non solo perché con questo assetto il Napoli è stato protagonista di una cavalcata trionfale verso lo scudetto, ma anche perché non si prospettano cambiamenti sostanziali nell’undici titolare, che a parte Kim non dovrebbe perdere nessun altro calciatore. Quindi, gli interpreti rimangono praticamente gli stessi e c’è l’opportunità di coltivare un’impostazione di gioco che ha fatto la fortuna degli azzurri e gli ha permesso di fare bella figura anche in Europa. Rudi Garcia, dunque, avrà il compito di inserirsi in questa scia e svilupparne le potenzialità rimaste ancora inespresse.

La sua Roma

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Nei due anni e mezzo trascorsi alla Roma, l’allenatore francese era stato in grado di trasmettere alcuni principi riconoscibili. Il primo su tutti riguardava la ricerca della verticalità in fase di transizione offensiva col minor numero di tocchi, un’esaltazione del contropiede resa possibile dalla velocità degli esterni alti, Florenzi e Gervinho, e dalla qualità nella rifinitura di Pjanic e soprattutto di Totti, schierato al centro dell’attacco. I movimenti continui e organizzati del tridente diventavano di difficile lettura per la difesa avversaria che, se da un lato aveva il compito di seguire i tagli e le sovrapposizioni sugli esterni, dall’altro doveva evitare un eccessivo schiacciamento verso l’area di rigore per non concedere spazio ai tanti tiratori arretrati come Strootman, Pjanic, Nainggolan o lo stesso Totti.

Che cosa cambia

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Il Napoli per molti aspetti è una squadra diversa. Ha un centravanti puro, abile nel dare profondità grazie a un atletismo fuori dal comune. Diversi giocatori preferiscono la conduzione della palla ai cambi di gioco, in particolare i centrocampisti. Il discorso riguarda anche Kvaratskhelia, che spesso diventa un punto d’origine statico dell’azione, facendo affidamento sulle doti nell’uno contro uno che possono generare facilmente la superiorità numerica. Sia Spalletti che Rudi Garcia promuovono l’avanzamento degli esterni bassi, ma con mansioni diverse: il francese puntava sulle incursioni, mentre Di Lorenzo ad esempio ha dimostrato di essere un’arma importante anche accentrando la sua posizione. In fase di non possesso i giallorossi ricorrevano alla salida lavolpiana, cioè l’abbassamento di un mediano in mezzo ai due centrali per ottimizzare spazi e sbocchi in fase di prima costruzione. Una mansione attribuita a De Rossi generalmente, difficile immaginarla in questo Napoli.

Perno Anguissa

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Sarà interessante, anche in questo senso, capire il ruolo che svolgerà Anguissa nel sistema. Rudi Garcia lo conosce bene, l’ha avuto due anni al Marsiglia dove l’ha lanciato. “È un uomo veramente speciale, puoi andare in guerra con un giocatore del genere, ho un rapporto molto stretto con lui. Fisicamente è una bestia, però non è forte solo in questo, tecnicamente sa fare tutto” aveva detto il tecnico, commentando il suo trasferimento al Napoli due anni fa. Oggi è un calciatore evoluto, ha affinato le doti di interdizione senza perdere la capacità di saper dribblare in spazi stretti e anche grazie alla struttura fisica ha saputo imporsi fin da subito nel campionato italiano. Il materiale a disposizione è di primo livello, la preparazione dell’allenatore pure: la giusta miscela potrebbe fare la fortuna del Napoli, ancora una volta.


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