Nations League, Spagna-Italia 2-1: spagnoli in finale contro la Croazia


Come nel 2021 gli azzurri devono inchinarsi nel finale. Il rigore di Immobile risponde al gol lampo di Yeremi. Annullata una rete di Frattesi per fuorigioco. Azzurri in campo domenica per il terzo posto contro l’Olanda

Dal nostro inviato Andrea Elefante

Una beffa a metà, perché l’Italia deve fare anche mea culpa per le occasioni gol che aveva comunque avuto e non aveva sfruttato, ma comunque una beffa. La Spagna stacca il pass per la finale di Nations League contro la Croazia a due minuti dal termine dei 90’, con gli uomini del destino: Rodri, che dopo aver castigato l’Inter nella finale di Champions League, trova la conclusione di potenza da cui nasce, dopo un doppio rimpallo su Cristante e Toloi, il tocco finale e vincente di Joselu. E appunto l’attaccante dell’Espanyol, appena retrocesso, che aveva segnato due gol decisivi nel finale anche nella gara di qualificazioni all’Europeo contro la Norvegia. Così fa male, ma l’Italia dovrà meditare anche sui propri errori, in fase realizzativa e anche di precisione, che troppo spesso hanno vanificato i tentativi di spezzare il possesso palla spagnolo. Sfuma così la possibilità di vincere un trofeo, la squadra di Mancini giocherà l’inutile finalina contro i padroni di casa dell’Olanda, sempre qui a Enschede, domenica alle 15.

Le scelte

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Mancini a sorpresa e in extremis torna al 3-5-2 che sembrava dover lasciare il posto al più “canonico” 4-3-3. Dunque il primo escluso è Raspadori, a vantaggio della coppia offensiva Zaniolo-Immobile, ma sta fuori anche Verratti, perché nella linea a tre di centrocampo il c.t. gli preferisce Frattesi: anche questa una scelta che sembra all’insegna della freschezza, la qualità che alla vigilia aveva detto avrebbe privilegiato, nelle sue scelte. Cade il ballottaggio Toloi-Bonucci, perché ci sono entrambi nella linea a tre difensiva assieme ad Acerbi, con Di Lorenzo e Spinazzola, preferito a Dimarco, sulle fasce. La “rivoluzione” di La Fuente è ancora più profonda: il c.t. spagnolo ne cambia otto rispetto alla sconfitta con la Scozia che ha complicato il cammino delle qualificazioni europee. In porta torna Unai Simon, la coppia di centrali è composta da due francesi naturalizzati (Le Normand-Laporte) con gli esperti Jesus Navas (37 anni) e Jordi Alba (34) sulle fasce; i confermati Rodri e Merino davanti alla difesa e il trio Rodrigo-Gavi-Pino (l’altro che ha resistito al ribaltone del c.t.) alle spalle di Alvaro Morata.

Botta e risposta

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L’avvio è shock, per Bonucci e dunque per l’Italia: dopo neanche 3’ regaliamo l’1-0 alla Spagna. In una banale situazione di inizio azione dal basso, lo juventino ha due opzioni – scarico su Donnarumma o su Toloi – e invece cade in una doppia indecisione: la prima in contrasto con Gavi, la seconda, clamorosa, su Pino che può approfittare di un tentativo di dribbling fallito e si ritrova un corridoio liberissimo verso la porta e può battere serenamente Donnarumma. Ma la reazione è buona, almeno quello, e anche il timing per trovare il pareggio. Passano solo 7’ e Jorginho legge in anticipo il blitz in area per Zaniolo, la cui conclusione d’esterno sinistro trova il braccio di Le Normand. Rigore nettissimo, che restituisce a Immobile – freddissimo dal dischetto – la gioia di un gol azzurro che gli mancava dall’Europeo, dunque da due anni. Dal botta e risposta nasce una partita molto divertente, anche se lo spettacolo vive dei difetti delle due squadre ed è alimentato anche dai reciproci errori. Quelli dell’Italia sono altri gentili omaggi, che spesso nascono da incomprensioni, errori tecnici anche banali o di lucidità, come quello al 27’ di Zaniolo: da una sua palla persa nasce una ripartenza di Morata e serve la lucidità di Donnarumma per chiudergli lo specchio e deviare in angolo. Ma la reazione azzurra è fatta anche di iniziative interessanti, che spezzano spesso il palleggio spagnolo, a tratti stordente come sempre, ma sicuramente più verticale, approfittando dei giochi di sponda di Morata, perfettamente a suo agio nei panni del centravanti boa spalle alla porta. Al di là di un gol annullato (21’, ancora ispirazione in profondità di Jorginho per Frattesi, che scappa a Jordi Alba e segna in leggero fuorigioco), l’Italia approfitta puntualmente degli squilibri spagnoli, per far male con imbucate improvvise; al 35’ con Barella, lanciato da Di Lorenzo, che cerca Zaniolo invece di provare il tiro; un minuto dopo con Immobile, lanciato da una combinazione Zaniolo-Frattesi, che da destra allarga troppo per l’accorrente Barella. Il tempo si chiude con un esterno destro dalla distanza di Toloi, appena “sporco” e dunque alto ma non troppo.

La ripresa

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Anche l’inizio della ripresa sembra portare presagi negativi. Per almeno una decina di minuti la Spagna è padrona assoluta del campo, anzi della metà campo dell’Italia, schiacciata in area senza riuscire più ad uscire. Il maxi rischio, anche stavolta, arriva dopo 3’, quando su uno spiovente Merino brucia Darmian e si trova solo davanti a Donnarumma, strepitoso a respingere il suo tito da due metri a colpo sicuro; sulla respinta Morata ha la chance per la girata, ma la manda fuori alla sinistra di Gigio. Che ha, anzi dà, un brivido 4’ dopo, con un’uscita così così su calcio di punizione, ma per fortuna la girata di Rodri è alta. Ma anche l’Italia ha una chance importante per andare in vantaggio, al 19’, quando Zaniolo si allarga a sinistra e mette in mezzo per l’ennesimo attacco alla porta di Frattesi, che piazza il sinistro ma trova sulla sua strada uno strepitoso Unai Simon. Bravura più che fortuna, mentre c’è anche un po’ di sfortuna, per l’Italia, in occasione del gol vittoria della Spagna, quando la gara sembra avviata ormai ai supplementari e ci sarebbe ancora un cambio a disposizione di Mancini, che aveva scelto di chiudere senza punte di ruolo, con Chiesa e Zaniolo larghi davanti. Succede tutto a due minuti dalla fine: un tiro da fuori area di Rodri – sempre lui – trova una doppia carambola su Cristante e Toloi e il pallone schizza davanti a Donnarumma dove c’è Joselu, entrato da poco al posto di Morata, pronto a piazzare il tap in vincente.


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