Nilla Fischer: “Ai Mondiali del 2011 costrette a mostrare i genitali”


Il fatto sarebbe avvenuto prima di Germania 2011, la denuncia dell’ex difensore della Nazionale scandinava: “Ci era stato detto di non depilarci. Ho dovuto abbassare pantaloncino e biancheria davanti al medico”

Sul suo profilo Instagram si definisce: “Una femminista”. Ma Nilla Fischer in campo era un difensore centrale difficile da affrontare. Fisico imponente, 176 cm di altezza, ha indossato le maglie del Malmoe, Linkoping, Wolfsburg con cui ha vinto due campionati svedesi, due tedeschi, una Women’s Champions League. E collezionato qualcosa come 1994 presenze con la sua Svezia e strappato un argento olimpico a Rio 2016. Insomma, Fischer è stata fino a dicembre 2022 (quando si è ritirata), una calciatrice apprezzata e vincente. I suoi numeri lo dimostrano. Ed è anche per questo che le dichiarazioni presenti nel suo libro “I Didn’t Even Say Half Of It” fanno discutere. Molto.

Coppa del Mondo 2001

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Correva l’anno 2011. E in Germania si stava disputando la Coppa del Mondo femminile. Un’edizione quella segnata dalle polemiche. Nigeria, Sudafrica e Ghana avevano giorni prima protestato con la Fifa per la presenza di uomini nella squadra della Guinea Equatoriale. E allora ecco la rivelazione shock fatta da Nilla: “Noi abbiamo dovuto mostrare i nostri genitali al medico – ha scritto la ex campionessa nel suo libro – ci era stato detto che non avremmo dovuto depilarci per far vedere di che sesso eravamo”. La Fisher ha quindi descritto il processo, condotto da una fisioterapista donna per conto del medico, come umiliante.

il racconto

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“Nessuno di noi capisce la questione della depilazione – continua la Fischer -, ma facciamo quello che ci viene detto e pensiamo ‘Come si è arrivati a questo?. Perché siamo costretti a farlo ora?’. Ci devono essere altri modi per farlo. Dovremmo rifiutarci? Allo stesso tempo nessuno vuole mettere a repentaglio l’opportunità di giocare una Coppa del Mondo. Quindi, non importa quanto ci si senta male”. In un’intervista rilasciata al quotidiano svedese Aftonbladet, Fischer è entrata nei dettagli. Ed ecco il suo racconto: “Capisco cosa devo fare e mi abbasso rapidamente i pantaloni da allenamento e le mutande allo stesso tempo. Il fisioterapista annuisce e dice ‘sì’, poi guarda il medico che dà le spalle alla mia porta. Prende nota e si sposta nel corridoio per bussare alla porta successiva. Quando tutte le giocatrici della squadra sono state ‘controllate’, il medico ha quindi potuto firmare il documento che attestava che la nazionale di calcio femminile svedese era composta solo da donne”.

le norme

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Due settimane prima dell’inizio della Coppa del Mondo 2011, la Fifa aveva emanato le sue attuali politiche di riconoscimento del genere, che richiedono alle squadre di firmare una dichiarazione che garantisca che le giocatrici scelte per la Coppa del Mondo siano “di genere appropriato”. Tali norme stabiliscono che: “Spetta a ciascuna Federazione garantire il corretto genere di tutti i giocatori indagando attivamente su qualsiasi deviazione percepita nelle caratteristiche secondarie del sesso”. Ora, non è chiaro perché le giocatrici svedesi nel 2011 non fossero state sottoposte a un test con tampone buccale – un modo economico e non intrusivo per raccogliere il Dna dalle cellule all’interno della guancia e determinare il sesso di una persona. Mats Börjesson, il medico della Nazionale a svedese nel 2011, ha dichiarato che i test erano stati effettuati dopo che la Fifa aveva richiesto controlli immediati per via delle voci che circolavano sulla squadra della Guinea Equatoriale. La Fifa, per ora, ha preso atto delle dichiarazioni di Nilla Fischer. Senza entrare nel merito della vicenda.


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