Processo Ream, l’ex sindaca Chiara Appendino assolta definitivamente


Sette anni di processi, e ora l’assoluzione definitiva. La Cassazione ha decretato la parola fine sul processo Ream, il debito da 5 milioni di euro che secondo l’accusa sarebbe stato appostato fuori dal bilancio del Comune nel 2016, per la prelazione di acquisto sull’area ex Westing House: l’ex sindaca Chiara Appendino, l’ex capo di gabinetto Paolo Giordana e l’ex assessore al bilancio Sergio Rolando non hanno commesso alcun reato di falso ideologico. Lo ha stabilito nella tarda serata la Cassazione. I giudici non hanno dichiarato ammissibile il ricorso della procura contro l’assoluzione che era già scattata in appello. In primo grado invece Appendino e Rolando erano stati condannati a 6 mesi, mentre Giordana a 8 mesi di carcere.

Una questione complessa che affondava le sue radici fin dal 2012 quando la Ream, partecipata di Fondazione Crt, aveva acquisito il diritto di prelazione sulla zona in cui avrebbe dovuto sorgere un centro congressi. Era stata versata una caparra da 5 milioni di euro. Alla fine del 2013 però il progetto era stato aggiudicato a un’altra società, la Amteco Maiora, che concluse l’operazione nel 2017. Il Comune si trovò nella difficile situazione di dover appostare quel debito nei suoi conti. Escamotage contabili per eludere il debito e far quadrare i conti sarebbero stati adottati, secondo l’accusa, sia nel bilancio della Città del 2016 che nel 2017: non era stato iscritto il debito pur sapendo che si trattava di una somma che andava restituita. Il pagamento era stato infatti posticipato al 2018.

La difesa patrocinata dagli avvocati Luigi Chiappero, Maria e Turco e Luigi Giuliano aveva sempre negato l’accusa, spiegando le difficoltà di interpretazione a livello contabile. La procura ipotizzava addirittura che fossero stati ingannati i revisori dei conti e per questo in appello era stata chiesta la condanna dell’ex sindaca a 9 mesi di carcere. Ma i giudici avevano ribaltato il verdetto del tribunale assolvendo tutti e tre gli imputati.  Un verdetto ora confermato dagli Ermellini, che rigettando l’appello della procura considerandolo “inammissibile” hanno ritenuto  corretta la sentenza di assoluzione per tutti e tre gli imputati.


Source link