“Se non ci stai più, non ti paghiamo l’affitto”. Il ricatto degli inquilini dietro alle violenze sessuali al pensionato di Cogne


“Mario, tu qua ti dimentichi di entrare, ti dimentichi di fare i lavori, ti dimentichi di tutto: ti puoi dimenticare anche di prendere i soldi da me. Tu non vuoi più venire? E io non ti pago, cosa dobbiamo fare?”.

È il 17 gennaio 2024. Uno dei dialoghi catturati dalle telecamere del sistema di videosorveglianza puntate nel salone dell’appartamento in Villaggio Cogne, frazione del piccolo comune, 1350 abitanti nella Valle d’Aosta meridionale, svela il movente economico dietro alle 10 violenze sessuali agite dai due inquilini originari di Caltanissetta, Antonino di 57 anni e di sua moglie Maria Assunta, 64 anni, nei confronti di Mario, il padrone di casa, 65 anni, sposato e con una figlia.

Secondo il gip di Aosta Davide Palladino, i due indagati, assistiti dall’avvocato Massimiliano Bellini e arrestati il 26 marzo con l’accusa di violenza sessuale, avrebbero ricattato il padrone di casa a scopo economico, minacciandolo di mostrare i video delle violenze sessuali a sua figlia per non pagare più l’affitto.

Il 6 febbraio, dopo l’ennesima violenza sessuale, alle 11.16 la telecamera dell’appartamento registra il discorso, “fortemente intimidatorio” rileva il gip, che la coppia intavola con la vittima. “Con te ci dobbiamo vedere non dico ogni giorno, ma spesso – afferma Antonino – qui noi dobbiamo uscire con le idee chiare. Se vuoi una certa tranquillità qui, di non entrarci più, ti dimentichi di tutto. Ma ti puoi dimenticare di prendere i soldi da me”.

Poi l’indagato chiarisce il concetto: “Quindi automaticamente cosa fai non vedendo soldi? – è la domanda retorica – ti rivolgi a chi di competenza, e io sarò qui ad attenderti. Io ti ho sempre detto: “Voglio utilizzare niente contro di te, ma se tu mi ci porti, lo utilizzerò”. Poi affonda definitivamente il colpo: “Lei non ci rompa più i coglioni”.

Qualche giorno prima, il 17 gennaio, nel settimo dei 10 video in mano agli investigatori, “al termine dell’ennesima violenza – scrive il gip – la vittima manifesta ’’intenzione di non tornare più in quella casa”. E allora Antonino dice: “Non vuoi più venire, mi minacci, e io non ti pago – insiste l’ìndagato – Vuoi andare in guerra? Mi devi trattare bene, Mario. Tu lo sai che sei venuto qui perché nesso soldi delle mensilità non ne vedevi. Io nonostante ti faccio fare queste cose ti sto dimostrando rispetto, perché sono siciliano potrei fare cose ben peggiori“.

“L’attività investigativa conduce a ipotizzare la volontà degli indagati – scrive ancora il gip – di estromettere la vittima dalla gestione economica dei suoi interessi”, visto che è proprietario di alcuni immobili a Cogne. Una tesi investigativa tutta da dimostrare.

Restano le frasi pronunciate da Antonino nei confronti della vittima: “Io non voglio rovinare la tua famiglia – gli dice – se avessi voluto, so come si muove tua figlia, gli avrei fatto vedere cosa fa il papino”.

L’ennesima minaccia, finché Mario, esasperato, non racconta tutto alla moglie e alla figlia appunto, prima di varcare la soglia della caserma dei carabinieri di Cogne e denunciare i due inquilini per violenza sessuale.


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