Simone Vagnozzi, intervista al coach di Sinner: “Jannik è un fenomeno, vincerà anche sulla terra rossa”

Simone Vagnozzi, l’altro coach di Jannik Sinner, ha vissuto e sofferto sul divano di casa il trionfo di Miami.

“Dovevo sottopormi a un piccolo intervento, e non era il caso che volassi. Adesso ci rivediamo domani a Montecarlo”.

Come cambiano le cose a vedere le partite da casa?

“In realtà riuscivo a capire subito il trend della partita”.

Anche dalla tv?

“Sì, sì. E le mie sensazioni venivano confermate dopo, quando abbiamo parlato a fine match”.

Sono gli occhi del coach.

“Noi vediamo le piccole cose, i dettagli. Certo, prima che scendesse in campo abbiamo anche parlato, e il coach poi controlla che l’atleta stia seguendo i consigli, che quello che si è preparato prima funzioni. E la televisione paradossalmente aiuta a vedere meglio certe sue espressioni. Dai box magari è più difficile perché posizionati diversamente nello stadio”.

Un soldo per i suoi sentimenti di questi giorni.

“Beh, la cosa che mi rende più felice è l’essere riusciti in due anni a vincere uno Slam e raggiungere questa classifica. Sono orgoglioso. Io non amo parlare di me, ma non ho mai avuto dubbi che questa fosse la strada più giusta da intraprendere”.

Un viaggio fantastico.

“Il merito va naturalmente a tutto il team: Umberto Ferrara è un preparatore di primo livello che, fosse straniero, sarebbe sul piedistallo come un genio, invece è “solo” italiano. E poi Darren Cahill, con il suo curriculum vitae. Infine, Giacomo Naldi. Da parte mia sono sempre stato considerato giovane, e questa è la cosa che a 40 anni mi fa impazzire: parliamo tanto di dare opportunità ai giovani, e poi se riescono ricevono critiche. Ecco, spero che nel mio piccolo possa far capire che ci sono tanti altri giovani coach bravissimi in Italia. Per me è motivo d’orgoglio”.

Ben detto. Ma adesso? Ormai qui già si parla del prossimo passo, la posizione numero uno…

“Penso che quando si trova una strada che funziona non bisogna cambiare. Dobbiamo continuare a comportarci così: Montecarlo, con i pochi giorni che avremo per adattarci, sarà una delle fasi più delicate che avremo durante l’anno. Ma per Jannik è importante giocare qualche match sulla terra, si va a Montecarlo tranquilli, cercando di fare il meglio possibile, sapendo che è un adattamento. Poi avremo Madrid, Roma e Parigi ma, come tutte le cose, valuteremo di settimana in settimana”.

Ma vivere queste settimane da lontano?

“Tutti i giocatori ormai cercano di avere due allenatori. È impossibile stare 46 settimane all’anno in giro, perfino quando ci alleniamo, perché la sede è a Montecarlo”.

E quindi?

“Sono giuste e sacrosante le pause, soprattutto per Jannik che respira aria diversa. La nostra forza è che io, Darren, Umberto, Giacomo e tutto il team ci conosciamo bene e siamo sulla stessa lunghezza d’onda. La continuità è sempre salva, il dialogo è garantito in ogni torneo del mondo”.

È il momento di fare un pronostico.

“Io sono convinto che Jannik sarà molto competitivo anche sulla terra. E, in fondo, era questo l’obiettivo: poter arrivare in fondo in tutti i tornei. Finora posso dire che siamo riusciti a cogliere le opportunità che si sono presentate. Ora la stessa cosa dobbiamo farla sulla terra rossa. Ma ritengo che Jannik avrà le stesse occasioni anche su questa superficie”.

Ultima cosa: avrà visto la passione dell’Italia per Jannik.

“Sta diventando un po’ come con Valentino Rossi e Alberto Tomba e non penso sia solo merito dei risultati, ma anche merito del ragazzo. Dell’esempio che dà. La semplicità di Jannik è contagiosa, si fa voler bene, quindi è una bella cosa. Io l’ho vissuta così, ma si vede che si respira una bella aria: il fatto che un ragazzo semplice sia visto da così tanti ragazzini, giovanissimi, secondo me è bellissimo. Perché non vedono Jannik come un qualcuno di irraggiungibile. No. Il messaggio che manda Jannik ai ragazzi è che se si lavora nella giusta direzione si possono raggiungere i sogni, e penso che questo, per i ragazzini che giocano a tennis, ma anche per quelli di tutti gli altri sport, sia il messaggio decisivo. Quindi voglio ripeterlo: quello che vedo, e che penso, è che siamo di fronte a un fenomeno e che l’atmosfera intorno a lui sia pura, bellissima. Speriamo che duri il più possibile”.


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