Sondaggi politici, il calo di Fdi d’Italia preoccupa Meloni

Roma — L’allarme è scattato poche settimane fa. Colpa degli ultimi sondaggi di Fratelli d’Italia. Registrano un arretramento preoccupante, che va di pari passo con l’avvicinarsi delle Europee. Colpa, è opinione diffusa al vertice dell’esecutivo, delle recenti spaccature nella maggioranza e della campagna sempre più aggressiva portata avanti da Matteo Salvini contro la leader.

A questo punto, neanche la percentuale al ribasso indicata dalla presidente del Consiglio come soglia per “pesare” un successo elettorale, il 26%, può dirsi scontata. Per tutte queste ragioni, Giorgia Meloni ha deciso di reagire. Di provare a sfilarsi dall’angolo nel quale è stata cacciata, soprattutto a causa del rapporto strettissimo con Ursula von der Leyen. L’idea, quella almeno che trapela in queste ore direttamente dallo staff presidenziale e da esponenti di peso del governo, è lanciare presto un candidato alla Presidenza della Commissione dei Conservatori. Di peso. Credibile. Italiano, se possibile, in modo da zittire il ministro leghista. O comunque, espressione della premier. In modo da poter condurre una campagna per le Europee senza dover subire il bombardamento dell’alleato, che le rimprovera sempre e soltanto una cosa: vuoi il bis di von der Leyen, lavori a un patto con socialisti e liberali, stai tradendo la causa della destra europea.

Un passo indietro. Da tempo, il punto debole di Meloni è proprio il sodalizio con Ursula. Viaggiano insieme, posano sorridenti, lavorano espressamente all’opzione di un nuovo mandato dell’attuale presidente. Nelle ultime settimane – e in particolare dopo il viaggio in Egitto – i costi dell’operazione sembrano però aver superato i benefici. La tedesca è sempre meno amata, dentro e fuori dal Ppe. La scommessa potrebbe risultare perdente. E soprattutto, Salvini ha deciso di sfidare Meloni proprio su questo terreno. Le chiede pubblicamente di rinnegare von der Leyen, la obbliga a schierarsi. Ha addirittura “arruolato” Marine Le Pen, che tra gli applausi dei militanti del Carroccio ha criticato la presidente del Consiglio, etichettandola come architrave dell’euroburocrazia che lavora al bis di Ursula, assieme a socialisti e liberali.

Meloni soffre questo scenario. E però sembra sconveniente, vista l’importanza della Commissione sul futuro del Pnrr e di altri dossier sensibili, rinnegare questa amicizia. Ma sconveniente sarebbe anche esagerare con il sostegno a un bis, senza perdere terreno nella battaglia che sta lacerando la destra europea. Da qui, la necessità di sparigliare. E di farlo in fretta, per non lasciare a Salvini e al resto degli estremisti di Identità e democrazia la bandiera del rinnovamento sovranista. Come fare? L’opzione migliore sarebbe quella di imporre come spitzenkandidat dei Conservatori un italiano. Un profilo come quello di Raffaele Fitto – il migliore, anche per esperienza e contiguità alle istituzioni continentali – o di un altro big di Fratelli d’Italia, in modo da tagliare gli artigli di Salvini.

Non è un’operazione facile. Certo, Fratelli d’Italia sembra destinato a diventare il principale “contribuente” di Ecr in termini di seggi, superando i polacchi del Pis, dunque presenta carte in regola per poter esprimere un proprio nome. È però altrettanto vero che proprio il partito di Morawiecki ambisce a rilanciarsi – dopo la sconfitta alle ultime politiche per mano del popolare arcinemico Donald Tusk – esprimendo il candidato presidente.

L’altra opzione, quella che dopo le elezioni davvero salverebbe Meloni dalla competizione fatale con Salvini e che avrebbe il vantaggio di prosciugare gli argomenti più ostili del leghista, sarebbe quella di sostenere Mario Draghi alla guida delle istituzioni europee. Difficile per il ministro dei Trasporti opporsi, dopo aver votato la fiducia al governo dell’ex banchiere centrale. È un’idea che diventa sempre più forte, dalle parti di Palazzo Chigi. Che prende quota con l’aumentare del coefficiente di difficoltà di queste elezioni, da cui davvero dipende la stabilità dell’esecutivo. È però uno scenario che difficilmente Meloni riuscirà a sostenere pubblicamente prima del voto, proprio a causa della competizione spietata di Identità e democrazia. Ecco perché l’unica strada, adesso, è trovare un nome di livello, italiano o comunque espressione della presidente del Consiglio. Capace di sparigliare. Di respingere l’attacco di Salvini, sottraendogli l’argomento polemico con cui più sta danneggiando la leader. E capace soprattutto di salvaguardare il rapporto tra la presidente del Consiglio e Ursula, senza finire schiacciati dal peso di quella relazione speciale.


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