Stadio Milan, scatto in avanti su San Donato: tempi rapidi e visibilità


L’area ha una destinazione sportiva ed è in posizione perfetta per richiamare gli sponsor. Lo studio Manica in pole per la progettazione

Dal nostro inviato Marco Pasotto

Vincoli, bonifiche, destinazioni d’uso, proteste popolari, sfinimenti burocratici: sulla strada per il nuovo stadio rossonero c’è una buca ogni cento metri. Percorso decisamente accidentato. E allora, per dare una forma concreta al progetto dell’impianto che consegnerà definitivamente al Milan l’auto-sostenibilità finanziaria, il club rossonero negli ultimi mesi si è basato su un parametro in particolare per arrivare a una scrematura concreta: il fattore tempo. E’ su questa base che nell’ultimo periodo ha preso quota con vigore l’area di San Donato. Anche perché in via Aldo Rossi non ne hanno mai fatto una questione “geografica”: La Maura, qualche tempo fa, non era più attraente di altre aree extracittadine perché fa parte di Milano, ma perché all’epoca pareva la soluzione più funzionale e veloce. Lo stesso motivo per cui adesso in pole sono balzati i terreni di San Donato Milanese. Prima cintura a sud-est del capoluogo lombardo, ben servito dai mezzi pubblici a partire dalla metropolitana con la sua linea Gialla.

Ora come ora sarebbe questa la situazione più celere, o quanto meno quella con cui il progetto potrebbe iniziare a prendere realmente forma nei tempi più rapidi. Come negli altri casi ci sono pro e contro, però il principale pro va scritto la “p” maiuscola. Ovvero la collocazione. Area San Francesco: basta inserire queste parole su Google maps per capire il vantaggio più grande: l’area sorge tra l’inizio della tangenziale Est e il raccordo dell’autostrada A1 (ovvero la Milano-Napoli) che porta in città. In pratica l’area è racchiusa tra due delle principali arterie di grande scorrimento milanesi. Una a est l’altra a ovest. Con un po’ di immaginazione, dal momento che adesso parliamo di terreni spogli e in parte incolti, si potrebbe pensare a una sorta di diamante incastonato. Esagerato? Non per chi ha ritenuto quest’area potenzialmente eleggibile. Non per nulla è da circa un anno che il Milan la tiene sott’occhio. La parte preziosa infatti riguarda proprio le coordinate: lo stadio rossonero sarebbe una specie di “porta di Milano”, perché sarebbe la prima grande struttura che si troverebbe davanti chi arriva dall’autostrada.

Il resto del ragionamento viene da sé: una tale visibilità sarebbe un volano eccezionale in termini commerciali, soprattutto sui naming rights, i diritti di denominazione. Lo sponsor che se li aggiudicherebbe, un po’ come avviene in Germania, a Monaco di Baviera, all’Allianz Arena, avrebbe un ritorno di grande portata. Basta un dato per capire: è stato calcolato che le due grandi strade di scorrimento siano percorse in auto da circa 5 milioni di persone l’anno. Una previsione di massima indica che in termini pubblicitari, il valore dei ritorni commerciali aumenterebbe di circa il 30 per cento. Che il Milan da quelle parti stia facendo sul serio lo dimostrano anche le indiscrezioni attorno alla vicenda.

Il club rossonero inizialmente aveva nove progetti in mano da valutare, poi ridotti a una short list di tre, con studi di fattibilità e relazioni metodologiche già fatti esaminare al presidente Scaroni. Quali sono gli studi candidati all’assegnazione del progetto? Si tratterebbe di David Manica (quello dei “due anelli” per il nuovo San Siro, che all’epoca aveva perso la sfida con Populous), Populous stesso e Gensler. Il fixing darebbe in vantaggio Manica. Altri vantaggi dell’area: ha già una destinazione d’uso sportivo ed è privata. Si eviterebbero quindi i potenziali comitati cittadini e referendum. La trafila burocratica, una volta che il Milan ha individuato lo studio a cui affidare il progetto, prevederebbe la presentazione dello studio di fattibilità e del piano economico finanziario al Comune di San Donato, che dovrebbe poi rispondere con l’interesse pubblico.

Tempistiche molto più snelle rispetto a quelle di Palazzo Marino e dell’area di San Siro, anche perché in questo caso non ci sarebbe l’aspetto commerciale legato alla parte immobiliare. Fra i “contro” dell’area San Francesco c’è infatti la dimensione (22,5 ettari), che limiterebbe le attività commerciali e i parcheggi, altro tasto delicato così come la viabilità (senz’altro il problema maggiore). La stazione ferroviaria di San Donato – che si affaccia proprio sull’area – e la metropolitana – con le dovute migliorie si arriverebbe a una distanza dallo stadio di circa 1,5 chilometri (ma potrebbe persino essere presa in considerazione l’ipotesi di un’ulteriore fermata) – sarebbero però senz’altro di grande aiuto.


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