“Tempi abnormi all’anagrafe”, il Tar bacchetta il Comune. Più di due anni per recepire un cambio di residenza

Dopo anni non aveva negli uffici comunali non avevano ancora preso atto del suo cambio di residenza. Un problema che a cascata rischiava di creare guai enormi a un cittadino straniero che rischiava di perdere, a causa di questa lungaggine, il permesso per soggiornanti di lungo periodo per lavoro autonomo. “Tempistica abnorme”, “gestione scorretta”, ha riconosciuto il Tar del Piemonte bacchettando l’anagrafe di Torino per non avere provveduto, a distanza di anni, a prendere semplicemente atto di un cambio di residenza.

Il problema era sorto nel 2021, quando l’uomo si vide negare il documento perché risultava essere componente di un nucleo familiare di quattro persone e, quindi, di abitare in un appartamento troppo piccolo e di avere un reddito (relativo al 2019) di 14.060 euro all’anno a fronte dei 14.800 fissati come soglia minima. Lo straniero aveva fatto presente che in realtà la famiglia era composta da tre unità perché il fratello da tempo si era trasferito in Germania: sia l’alloggio che il reddito erano dunque da dichiarare idonei.

Sin dal 19 febbraio 2020 aveva chiesto all’anagrafe di provvedere alla cancellazione dagli elenchi, senza ottenere risposta. Il 6 dicembre 2021 mandò una pec facendo presente che il ritardo stava compromettendo la sua posizione in Italia, ma fu inutile. Così ha presentato un ricorso al Tar ottenendo l’annullamento del mancato rinnovo del permesso. All’udienza del 17 maggio 2023 i giudici hanno preso atto che “a tutt’oggi non è dato comprendere se le richieste-sollecitazioni del ricorrente abbiano avuto riscontro alcuno” e hanno dato ragione al lavoratore. “Il grave ritardo con il quale l’amministrazione comunale evade le pratiche anagrafiche – si legge nella sentenza – potrebbe indurre una situazione cartolare in potenziale contrasto con la realtà dei fatti e, per di più, a rischio di causare danni rilevanti ai diretti interessati”.


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