Wck: “Siamo un target”. Sospesa la missione marittima diretta a Nord, “non ci sono le condizioni di sicurezza”

Dolore per i compagni ammazzati, rabbia, ma soprattutto sconcerto, stupore e anche preoccupazione per scenari operativi improvvisamente cambiati. E che impongono di stravolgere subito anche i piani immediati, inclusa la consegna degli aiuti via mare.

Dopo il raid israeliano che ha ucciso sette dei suoi operatori mentre distribuivano aiuti a Gaza, la ong World Central Kitchen si è trincerata nel silenzio, limitandosi a esprimere dolore e rabbia attraverso una nota ufficiale e un brevissimo tweet del fondatore, lo chef José Andres con cui si annuncia la sospensione delle attività. Ma in fretta si lavora per mettere in sicurezza tutti gli altri operatori che operano dentro la Striscia o si stanno avvicinando.

Sebbene non ci sia ancora conferma ufficiale, tutte le applicazioni di tracciamento delle navi in transito danno la Open Arms di Oscar Camps, che con Wck ha costruito l’operazione Sapheena, in rotta verso Cipro. E la conferma arriva anche dal porto di Larnaca, dove le navi sono attese per domani pomeriggio. E’ la base di partenza del corridoio marittimo che nelle scorse settimane ha permesso di consegnare un carico di cibo nel Nord della Striscia, dove anche i convogli umanitari hanno difficoltà ad arrivare.

Per le prossime ore era prevista una nuova consegna: 240 tonnellate di cibo, abbastanza per preparare almeno un milione di pasti caldi, più un carico di datteri tradizionalmente usato per rompere il digiuno del Ramadan. Ma adesso le condizioni di sicurezza per avvicinarsi al molo provvisorio costruito davanti a Gaza City sembrano non esserci più, per questo la Open Arms e la nave cargo di aiuti hanno invertito la rotta.

Non è strano. In mare, il comandamento – incluso per le navi di salvataggio – è “safety first”, la sicurezza prima di tutto. E ci sono troppi elementi – filtra dall’interno – che fanno pensare che il convoglio di Wck sia stato considerato un target, un obiettivo. Per un motivo: l’attività umanitaria – si sussurra – rischia di depotenziare l’uso della fame come strumento di pressione o arma.

Non è mai successo nelle tante zone di conflitto, a partire dall’Ucraina, in cui Wck abbia operato. L’Idf – si ragiona all’interno – conosceva movimenti, percorso, destinazione, le auto erano bianche e avevano vistosi contrassegni, in più l’ong opera da tempo a Deir el Balah. Sulla carta è una “deconflicted zone”, ma i raid continuano. E uno ha cancellato il convoglio dell’ong. Non è la prima volta che gli operatori umanitari vengono colpiti. Da ottobre, ha fatto sapere l’Unrwa nel suo ultimo rapporto, almeno 173 dei suoi sono stati uccisi in bombardamenti o attacchi.

“Gli operatori umanitari non possono mai e poi mai essere un obiettivo”, ha scritto sui suoi social José Andres, tuonando “Il governo israeliano deve smetterla con questi omicidi indiscriminati. Deve smettere di limitare gli aiuti umanitari, smettere di uccidere civili e operatori umanitari e smettere di usare il cibo come arma. Basta vite innocenti perse”.


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